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Parlamento

Alta tensione in maggioranza anche sulle intercettazioni

Sisto dice no a Palazzo Chigi. Legge elettorale: disaccordo tra Donzelli e Tajani

Alta tensione in maggioranza anche sulle intercettazioni

Tutto si stringe, come in un imbuto. E, inevitabilmente, i dossier si vanno accavallando contribuendo ad alzare il termometro delle tensioni all’interno della maggioranza. Dalla vicenda del gioielliere piemontese Mario Roggero, alla morte a Bologna di Aderrahim Fakir, passando per i provvedimenti legislativi, ultimo in ordine di tempo il Dl Giustizia-Migranti, con un vero e proprio scontro sulle intercettazioni (che Fdi vorrebbe estendere, con Forza Italia che ha invece alzato le barricate). Un muro contro muro che ieri ha portato al fallimento dell’ultimo tentativo di mediazione, con il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto che ha rifiutato la proposta di modifica recapitata direttamente da Palazzo Chigi. Insomma, l’ennesimo braccio di ferro che Giorgia Meloni dovrà dirimere di persona.

La riforma della legge elettorale, dunque, è solo la cartina di tornasole di quanto il quadro si vada complicando. Come inevitabilmente accade quando in Parlamento si respira aria di elezioni e la campagna elettorale è di fatto già iniziata. Per giunta, con una variabile in più per la maggioranza, visto che la corsa a destra di Futuro nazionale agita - per ragioni diverse - i sonni di Fratelli d’Italia, Lega e pure Forza Italia. E poco importa che Giorgia Meloni abbia ripetuto ai suoi che un’alleanza elettorale con Roberto Vannacci non è pensabile perché tenere dentro l’ex generale significherebbe legittimare l’elettorato di centrodestra a votarlo, mentre restando fuori dalla coalizione si può fare sempre leva sul voto utile.

Tutte tensioni, dicevamo, che nei corridoi di Camera e Senato si sfogano sopratutto sulla riforma della legge elettorale, lo strumento che decide il destino di deputati e senatori, spaventati chi dall’introduzione delle preferenze (per quando con un meccanismo soft) chi dall’alternanza di genere. Ieri, la questione è stata oggetto di discussione in Affari costituzionali al Senato, dove si è registrato un vero e proprio braccio di ferro sui tempi tra maggioranza e opposizione. Il problema, però, resta quello delle preferenze. Su cui si continuano a registrare sensibilità molto diverse. Meloni è intenzionata a riproporre l’emendamento, tanto che il responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli ieri è tornato a dire che è sì “un’ottima legge per come è uscita e su questo sono perfettamente d’accordo con Forza Italia”, aggiungendo che però “può essere ancora migliorata introducendo le preferenze”. Esattamente il contrario di quanto spiegava sempre ieri Antonio Tajani: “A noi va bene così com’è. Poi vedremo se ci saranno emendamenti degli alleati. Gli esamineremo in serenità e i gruppi decideranno autonomamente”.

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