Alla vigilia del cruciale negoziato tra Usa e Iran ad Islamabad, Donald Trump attacca nuovamente Teheran su Hormuz, affermando che "sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto. E questo non è l'accordo che abbiamo". La cruciale rotta marittima infatti è rimasta sostanzialmente chiusa: secondo il sito di monitoraggio MarineTraffic un totale di 19 navi hanno attraversato lo Stretto da quando, martedì sera, è stato annunciato il cessate il fuoco di due settimane, contro una media di quasi 140 navi al giorno prima dello scoppio del conflitto. Di quelle transitate, quattro erano petroliere che trasportavano greggio o prodotti chimici, mentre la maggior parte delle restanti erano una tipologia di mercantili adibiti al trasporto di carichi secchi.
I leader iraniani "non sembrano rendersi conto di non avere più carte da giocare, a parte l'estorsione a breve termine nei confronti del resto del mondo attraverso l'uso delle rotte marittime internazionali. L'unica ragione per cui sono ancora in vita oggi è negoziare", ha sottolineato il presidente americano, preannunciando "il reset più potente del mondo". Il comandante in capo ha avvertito che ci saranno attacchi ancora più intensi se non si troverà un'intesa: "Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni e le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi", ha detto in un'intervista al New York Post, assicurando che "le useremo in modo estremamente efficace" qualora non si giungesse a un accordo, e "lo sapremo a breve".
Il vicepresidente Usa JD Vance, intanto, prima di arrivare in Pakistan ha detto di aspettarsi un esito "positivo" dai colloqui. "Guardiamo con fiducia a questo negoziato", ha spiegato, ma allo stesso tempo ha messo in guardia la Repubblica islamica dal "tentare di prenderci in giro". "Se gli iraniani saranno disposti a negoziare in buona fede, noi saremo certamente pronti a tendere loro la mano - ha aggiunto - Se, al contrario, tenteranno di giocare d'astuzia, scopriranno che il nostro team non sarà altrettanto disponibile. Il nostro intento è quello di condurre una trattativa costruttiva". Tra le varie richieste degli Stati Uniti c'è quella del rilascio dei detenuti americani, secondo quanto ha riportato il Washington Post citando alcune fonti. Un altro nodo fondamentale è quello del Libano. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi guida la delegazione di Teheran ai colloqui, ha spiegato che "due delle misure concordate reciprocamente tra le parti devono essere ancora attuate: un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani bloccati. Entrambe devono essere soddisfatte prima che i negoziati inizino". Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghai, ha poi insistito che lo svolgimento dei colloqui è subordinato al rispetto del cessate il fuoco "su tutti i fronti, in particolare in Libano".
Stando a quanto hanno fatto sapere fonti del governo libanese citate dalla Cnn, il primo ministro Nawaf Salam si recherà a Washington nei prossimi giorni, dopo che Israele ha richiesto negoziati con il Paese dei cedri (il governo di Benjamin Netanyahu ha sostenuto di aver pianificato discussioni dirette, ma il governo di Beirut non ha ancora fornito una risposta). Il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, per ora in vigore, è messo a dura prova in particolare sulla questione se gli attacchi in Libano siano inclusi o meno.
Poche ore dopo l'entrata in vigore della tregua mercoledì, gli attacchi israeliani hanno causato la morte di oltre 300 persone nel Paese mediorientale, rischiando di far deragliare immediatamente l'accordo. E la notte scorsa lo Stato ebraico ed Hezbollah si sono scambiati nuovi raid.