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Un altro assalto al grido di "Allah". L'Emilia rossa è fuori controllo

Marocchino ha aggredito i carabinieri. Le minacce: "Faccio saltare la caserma"

Un altro assalto al grido di "Allah". L'Emilia rossa è fuori controllo
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Il tanto decantato dalla sinistra "modello Emilia-Romagna" si è trasformato in un sistema sempre più fallimentare tra insicurezza crescente, radicalizzazione islamica, immigrazione fuori controllo, aumento delle tasse regionali per coprire il debito nella sanità e un enorme sistema di welfare di cui usufruiscono in larga parte gli stranieri.

L'ultimo episodio inquietante è avvenuto martedì sera a Montecchio (Reggio Emilia) quando un quarantenne marocchino ha aggredito i Carabinieri gridando "Allah Akbar" e minacciandoli: "Faccio saltare per aria la caserma". Pochi giorni prima, a Reggio Emilia, era stato fermato con l'accusa di terrorismo il ventiduenne marocchino Jaber Naggay pronto a colpire tra la folla armato di coltello. Sul suo cellulare sono stati rinvenuti contatti con affiliati allo Stato islamico a cui scriveva: "Farò per te un'azione con ostaggi". Sempre in Emilia ma a Modena è invece avvenuta la strage compiuta da Salim El Koudri che si è gettato con l'auto contro la folla.

Tutto ciò accade in una regione in cui la sinistra (che governa ininterrottamente dal 1970 quando si svolsero le prime elezioni regionali) cerca di nascondere i problemi accusando di "sciacallaggio" o di "seminare odio" chiunque provi a far emergere le crepe del sistema rosso. Lo si è visto con chiarezza dopo l'attentato di Salim El Koudri a Modena, subito derubricato al gesto di un folle, escludendo qualsiasi legame con la radicalizzazione islamica e con la mancata integrazione delle seconde generazioni. Prima è stata organizzata una manifestazione di piazza con l'apparato del Pd in prima fila cercando di ribaltare la realtà ed accusando la destra di voler cavalcare la tragedia poi, dopo la scoperta delle email in cui El Koudri accusava i "bastardi cristiani", si è cercato di insabbiare tutto.

Lo stesso modus operandi avvenuto a Ravenna dove l'indagine della Procura ha fatto emergere un sistema inquietante di vari medici dell'ospedale cittadino indagati per aver certificato la non idoneità al trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di persone straniere su cui pendeva un decreto di espulsione. Anche in questo caso la sinistra è scesa in piazza parlando di "accuse da dimostrare". Eppure la situazione nella regione è molto più seria di quanto si voglia raccontare. Secondo l'Indice della criminalità pubblicato ogni anno dal "Sole 24 Ore", ben sette città dell'Emilia-Romagna compaiono tra le 25 province più pericolose d'Italia con due, Bologna e Rimini, tra le prime 5.

Questo preoccupante primato è dovuto soprattutto alla criminalità degli stranieri. Secondo i dati forniti dalla regione, nonostante la popolazione straniera residente sia circa il 13% della popolazione, gli stranieri nelle carceri sono il 51% (contro una media nazionale del 31%). Una sproporzione che è testimoniata anche dai numeri degli arresti delle Questure nelle province emiliano romagnole. Nonostante ciò gli immigrati vengono trattati con tutti gli onori, basti pensare che quasi il 30% del welfare regionale è utilizzato dalla popolazione straniera, così come il 25% delle case popolari. C'è poi il dato della percentuale di stranieri che accede ai pronto soccorso senza reali motivi di urgenza che genera un costo enorme per la sanità locale che ha contribuito a generare un debito monstre di centinaia di milioni che si è cercato di sanare aumentando le tasse ai cittadini.

Così "la Giunta regionale ha reputato necessaria la crescita

delle entrate nel triennio, attraverso l'aumento dell'addizionale regionale Irpef, in maniera progressiva rispetto ai redditi maggiori, dell'Irap (dal 2026) e del bollo auto". Ecco il vero volto del "modello Emilia-Romagna".

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