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Politica

Altro che semplificazioni La riforma degli appalti arriva tra un anno (forse)

Del nuovo codice ci sono solo le linee guida Incerto il ruolo dell'autorità Anticorruzione

Sblocca cantieri, ecco cosa cambia dopo l'accordo Lega-5S

Semplificazioni, ma solo sulla carta. Il Consiglio dei ministri di mercoledì sera ha riaperto il dossier appalti promettendo riforme. Le procedure, però, non sono all'altezza delle ambizioni in quanto è stata varata una decina di disegni di legge delega da attuare entro due anni a fronte di un decreto legge che dovrebbe vedere la luce la prossima settimana salvo nuove intemperie nella coalizione di maggioranza.

Il piatto forte è l'ennesima riforma del Codice degli appalti: l'esecutivo avrà un anno di tempo per emendare ulteriormente il testo. La bozza presa contiene ben 21 criteri direttivi. Le linee guida sono abbastanza generiche. Tra queste «restituire alle disposizioni semplicità e chiarezza di linguaggio, nonché ragionevoli proporzioni dimensionali quanto al numero degli articoli, dei commi e delle parole, privilegiando, ove possibile, una disciplina per principi». E poi «assicurare l efficienza e la tempestività delle procedure di programmazione, di affidamento, di gestione, e di esecuzione degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, al fine di ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche».

Come si realizzerà tutto questo? Si cercherà di «assicurare maggiore flessibilità nell'utilizzo delle procedure di scelta del contraente, fornendo alle medesime stazioni appaltanti misure e strumenti di supporto attraverso il potenziamento dell'attività di vigilanza collaborativa e consultiva delle competenti autorità amministrative». Qui entrerà in campo il decreto legge ancora da varare e che dovrebbe accelerare l'iter della progettazione, prevedendo solo quella definitiva e non più la esecutiva per tutte le manutenzioni ordinarie e parzialmente per le straordinarie. Dovrebbe poi essere eliminato l'obbligo di indicare la terna di subappaltatori nell'offerta di gara, sarà rimodulata poi la norma sull'esclusione delle offerte anomale, ma soprattutto si procederà alla designazione di commissari straordinari laddove la realizzazione dell'opera sia bloccata. Ci sarà anche un focus specifico sulle gare di importo inferiore alla soglia comunitaria in modo da renderle più semplici. Poiché il Movimento 5 Stelle è il partito di maggioranza relativa, appare difficile che una formazione così sospettosa nei confronti delle infrastrutture possa dare via libera senza colpo ferire. Non è invece ancora chiaro come sarà limitato all'interno del decreto il potere di interdizione dell'Anac o se queste norme saranno materia del ddl delega. Ecco perché è già sorta una polemica sulla Centrale di progettazione con 300 tecnici che dovrebbe agevolare l'avvio dei cantieri pubblici. Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, l'ha avocata a sé installandola al Demanio, ma questa mossa ha irritato non poco il ministro delle Infrastrutture Toninelli. Confindustria e Ance hanno comunque lodato l'iniziativa.

Da segnalare, tra i vari ddl approvati dall'esecutivo, quelli di riforma in materia di lavoro e di Codice civile. Il primo rivede le norme su apprendistato e formazione professionale. Istituito anche il curriculum elettronico del lavoratore con le esperienze pregresse. Nel Codice civile, infine, entreranno i patti prematrimoniali (anche per le unioni civili) che regolino i rapporti personali e quelli patrimoniali in caso di un'eventuale crisi. Ci sarà, anche, la possibilità di «stabilire i criteri per l'educazione dei figli». Prevista anche la possibilità di stipulare dei patti sulle successioni future.

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