America spaccata a metà: difficile rimetterla insieme

Uomini contro donne, bianchi contro ispanici e neri, campagne contro città. E 4 statunitensi su 5 "disgustati"

America spaccata a metà: difficile rimetterla insieme

Chiunque sarà il vincitore delle elezioni americane di martedì prossimo dovrà misurarsi con un Paese lacerato e forse secondo i pessimisti - addirittura ingovernabile. Otto elettori su dieci si dicono «disgustati» dell'andamento di una campagna basata più sullo scambio di accuse e colpi bassi che sul confronto di programmi e ritiene che entrambi i candidati siano inaffidabili e disonesti. Ma l'eredità più pericolosa di questi mesi di scontri è una popolazione divisa in tanti segmenti, pronti a proseguire lo scontro anche dopo che il nuovo presidente si sarà insediato alla Casa Bianca. Questi sentimenti sono particolarmente forti tra i seguaci di Trump: il 25% di loro non sono disposti ad accettare i risultati in caso di sconfitta, quasi l'80% è convinto o almeno sospetta che l'elezione della Clinton sarebbe il frutto di brogli, e un gruppo di falchi, capeggiato dall'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, promette addirittura che se i repubblicani manterranno il controllo delle due Camere, nel giro di un anno Hillary sarà sottoposta a impeachment, incriminata e processata. In ogni caso, faranno di tutto per renderle la vita impossibile.

Le linee di frattura sono diverse, e spesso si intersecano tra loro. La principale, anticipatrice di un vero e proprio scontro razziale, è tra i bianchi di origine europea da una parte e neri ed ispanici dall'altra, con gli asiatici, divisi, a fare per ora da spettatori. I primi, che entro il decennio diventeranno per la prima volta nella storia minoranza nel Paese, si sentono minacciati nella loro identità culturale, discriminati dalla politica di Obama e in procinto di perdere la loro storica superiorità. Per questo, il 55% degli uomini bianchi non laureati, e perciò più soggetti alla perdita di posti di lavoro dovuti alla globalizzazione, voterà per Trump, che promette di difendere i loro interessi; e lo stesso farà anche più della metà delle donne bianche, nonostante l'indignazione per il suo comportamento verso di loro. Solo tra i laureati e gli appartenenti alle classi più alte, che sentono di meno la concorrenza delle altre etnie, la Clinton gode ancora di un modesto vantaggio. Ma il nocciolo duro del suo elettorato sono senz'altro neri ed ispanici, senza i quali sarebbe irrimediabilmente sconfitta. Sul piano elettorale è un grosso vantaggio, ma per un presidente diventa una grossa ipoteca, una specie di debito da pagare che irriterà ulteriormente gli oppositori.

Una seconda spaccatura, anche se meno marcata, è quella tra uomini e donne. I primi voteranno in maggioranza per Trump, i secondi per la Clinton. In larga misura, si tratta di uno scontro tra maschilisti e femministe, tra chi ritiene che il «comandante in capo» debba sempre essere un uomo e chi spera che l'elezione della prima donna alla Casa Bianca possa rappresentare una svolta che cambi il rapporto tra i sessi nell'intera società. In particolare, le donne contano che Hillary annulli le differenze di retribuzione ancora esistenti a parità di occupazione. Ma il fatto che la tendenza sia più marcata nelle classi medio-basse e nelle comunità di colore indica anche una voglia di rivincita da parte di donne spesso ancora relegate in uno stato di inferiorità.

Una terza spaccatura, peraltro presente da tempo, ma che questa campagna elettorale ha ulteriormente accentuato, è quella tra le grandi città quasi tutte a prevalenza democratica - e la provincia, dove il dominio repubblicano è pressoché incontrastato. Da un recente studio risulta che le contee in cui c'è più del 20% di differenza tra i due partiti sono 1724 repubblicane in gran parte rurali e solo 281 democratiche tutte urbane. Chi diventerà presidente dovrà per forza tenerne conto.

Infine, anche i due grandi partiti escono a pezzi dalla contesa. I repubblicani sono più o meno divisi a metà tra coloro che sostengono senza riserve Trump e coloro che, pur votandolo, considerano la sua candidatura una disgrazia. Tra i democratici si è aperta una voragine tra i «centristi» che nelle primarie hanno dato la vittoria alla Clinton e la sinistra soprattutto giovanile che fino alla fine ha sostenuto lo sconosciuto socialista Sanders. Alcune di queste tendenze possono essere considerate contingenti, ma altre sono irreversibili. E rimettere insieme i cocci sarà estremamente difficile.

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