Anche Gentiloni fa promesse ma chiude gli occhi sull'Iva

Il premier ai negozianti: ridurremo la pressione fiscale. Nessuna smentita del temuto aumento dell'imposta

Anche Gentiloni fa promesse ma chiude gli occhi sull'Iva

nostro inviato a Cernobbio (Co)

A quelli di Confcommercio sarebbe piaciuto ascoltare da Paolo Gentiloni tre paroline magiche: «Non aumenterò l'Iva». Invece il premier è stato prudente, almeno in pubblico, perché a tu per tu con Carluccio Sangalli, presidente dei commercianti, sarebbe stato più esplicito. Ma a loro va bene lo stesso perché il capo del governo è atterrato in elicottero a Villa d'Este di Cernobbio, dove ha chiuso il Forum di Confcommercio, per dire che «proseguiremo nella riduzione della pressione fiscale già cominciata con la defiscalizzazione dei redditi bassi, la riduzione dell'Ires e la nuova Iri». Meglio nessuna promessa accompagnata da un occhiolino d'intesa che le solite sparate renziane non mantenute.

Sangalli chiede tagli all'Irpef e sforbiciate agli sprechi pubblici destinando i risparmi ad abbassare le tasse. Vede come una catastrofe il rincaro dell'Iva perché si abbatterebbe come una mannaia sui consumi già depressi. Gentiloni non si sbilancia con impegni formali, ma parla mezz'ora per rassicurare, incoraggiare, dare fiducia. «Il nostro compito è dare stabilità, mettere in sicurezza le riforme, ricucire le divisioni anziché esasperarle», è la premessa. È l'opposto del protagonismo di Renzi. E forse mai come ieri il premier ha marcato la differenza da chi l'ha preceduto, beninteso senza mai citarlo. Lui non vuole dividere; riscriverà «insieme con le parti sociali» la legge sul lavoro occasionale (quella che sostituirà i voucher) e lo farà presto; combatterà l'evasione fiscale «senza operazioni propagandistiche»; difenderà «il diritto ad avere città dove ci si sente protetti» garantendo l'impegno per la sicurezza.

Un Gentiloni rassicurante ma anche prudente. Confcommercio è una platea importante, gente che ha il polso del Paese, una fitta rete di piccole imprese che regge l'economia. Davanti a questo pubblico il premier difende il made in Italy e la sua «qualità senza frontiere», critica le guerre commerciali ed esalta il valore dell'export che ha permesso a molte aziende di attraversare la crisi. Ma qui la chiave per fare breccia è un'altra: i commercianti non esportano, o molto poco; il loro mercato non è il mondo ma l'Italia.

Ecco il punto. «Solo aumentando la domanda interna potremo garantire una massiccia ripresa economica», dice il capo del governo. E tra le misure per sorreggere la domanda elenca appunto «la riduzione della pressione fiscale a vantaggio dei consumi», il taglio del costo del lavoro, la messa in sicurezza del sistema bancario con una «ricapitalizzazione precauzionale» («non è un favore alle banche ma la difesa dei risparmi degli italiani»), il contenimento del disagio sociale attraverso il reddito di inclusione e interventi per le pensioni più basse.

Fiducia, garanzia, sicurezza, coesione. Il vocabolario di Gentiloni davanti a Confcommercio contiene soltanto parole a senso unico. Sangalli invece era stato più realista: ha parlato di incertezze, sfiducia, debolezze strutturali che ci espongono al rischio di una nuova turbolenza finanziaria.

I timori di una maggiorazione dell'Iva non sono completamente fugati e non un accenno è stato fatto dal premier a un intervento sugli sprechi della spesa pubblica. Per lui il Paese va tranquillizzato, anche se non illuso come ai tempi di Renzi, e con l'Europa i toni sono distesi, non belligeranti come nell'ultima parte della parabola renziana: Gentiloni rivendica il dovere delle celebrazioni per i 60 anni delle istituzioni comunitarie, anche se «un'Europa che si irrigidisce sui decimali non è all'altezza della sfida».

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