"Andiamo a Kiev". Ora i pacifisti siano coerenti

Che il pacifismo italiano non se la passasse particolarmente bene lo avevamo già intuito

"Andiamo a Kiev". Ora i pacifisti siano coerenti

Che il pacifismo italiano non se la passasse particolarmente bene lo avevamo già intuito. Ma ora, a mostrarci il certificato di morte dell'ossessione buonista, è uno dei suoi massimi vessilliferi: Luca Casarini. Il leader di Mediterranea, ex No Global, No Tav, No Tap, no qualunque cosa e ora anche sedicente No war (ora si chiamano così, perché hanno capito che il pacifismo non tira più) lancia una proposta coraggiosa dalle colonne del Riformista: «Andiamo a fare gli scudi umani a Kiev». L'appello è indirizzato agli opinionisti con «stivali ed elmetto» (cioè tutti quelli che non vogliono abbandonare gli ucraini al loro destino) ma soprattutto al leader del Pd: «Mi rivolgo a lui: andiamo insieme a Kiev». Come se fosse una gita scolastica, organizza tutto lui. Tour operator Casarini.

Ma, per una volta, siamo d'accordo. Senza alcuna provocazione. Perché mette alla berlina tutti i suoi compagni e distrugge buona parte del cammino che ha percorso nella sua vita da contestatore. Basta fare i pacifisti con la pace (ma soprattutto la guerra) altrui. Cioè quello che Casarini e soci hanno fatto fino a ieri, anzi fino ad oggi. Troppo comodo sventolare la bandiera arcobaleno sprofondati sul divano del proprio salotto. Che lo andassero a dire a quelli che un salotto non lo hanno più - sventrato dalle bombe recapitate dal Cremlino -, che non si devono opporre, che non devono combattere, che non devono imbracciare un fucile per difendere la propria vita e la propria famiglia. O, altrimenti, come ha proposto Casarini l'alternativa è fare gli scudi umani. Una maxi manifestazione sotto le bombe con «30, 40, 50 mila europei con in testa parlamentari, segretari di partito, editorialisti e personalità pubbliche» o forse un tentativo di autoestinzione della sinistra stessa, direbbe qualche maligno, di sicuro una novità rispetto al solito e vetusto panciafichismo. Ovviamente non gli ha risposto nessuno dei suoi amici gauche caviar. L'unico che lo ha preso sul serio è il ministero degli Esteri, che pare si sia detto sconfortato. Se è sconfortato Di Maio, immaginiamoci gli altri...

Avvisiamo, per correttezza, il prode «scafista» dell'ong Mediterranea che da quelle parti però non si scherza, non è come traghettare qualche clandestino in Italia e magari fare i bulli e gli sbruffoni con gli ufficiali della Guardia di Finanza. Lì c'è la guerra, non c'è spazio per le buffonate alla Carola Rackete.

Non servirebbe a nulla, temiamo, ma se non altro sarebbe meno ipocrita. Sarebbe un'idea audace al limite dell'eroismo. Se non fosse la solita buffonata.

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