Appalti e favori alle coop amiche: arrestato il sindaco Pd di Terni

Ai domiciliari anche un assessore. I pm: garantivano le ditte

Appalti e favori alle coop amiche: arrestato il sindaco Pd di Terni

Un meccanismo perfetto e ben collaudato per lasciare la gestione dei servizi comunali ai soliti noti. O per affidarla a ditte amiche. È così che a Terni anche il turismo attorno alle Marmore sarebbe stato un affare esclusivo del Pd. O almeno di quella parte di esso vicina al sindaco Leopoldo Di Girolamo e all'assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari. Questa, almeno, l'ipotesi dei pm di Terni, che ieri ha mandato ai domiciliari i due amministratori, indicati come «promotori e organizzatori del disegno criminoso», con l'accusa di aver pilotato diversi appalti insieme a due soci di alcune cooperative sociali, destinatari del divieto temporaneo di esercizio dell'attività d'impresa. Un quartetto artefice, secondo il procuratore capo Alberto Liguori, «di un sistema di illecita gestione della cosa pubblica», che avrebbe improntato l'attività amministrativa «all'alterazione delle regole di mercato per favorire le stesse cooperative sociali di tipo B», inserendo nei bandi requisiti guarda caso in possesso soltanto delle solite coop.

Chirurgo di 66 anni, figura di spicco del Pds, dei Ds e del Pd in seguito, dopo l'esperienza in Senato (tra il 2001 ed il 2008) nel 2009 Di Girolamo aveva conquistato lo scranno di sindaco della cittadina umbra, guadagnando la riconferma nel 2014 ed intrecciando il suo cammino con quello di Bucari, il più votato in casa dem quando c'era da macinare preferenze. Destini incrociati, divisi solo dalle primarie: orlandiano di ferro il primo cittadino, giovane turco convertito al renzismo Bucari. Unica incrinatura di un rapporto politicamente solido, rimasto tale pure quando a gennaio l'ex senatore convocò i cronisti per dare notizia dell'avviso di proroga delle indagini per associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti. ricevuto: «Ribadisco fiducia nell'operato della magistratura, certo che presto emergerà la correttezza mia e dell'amministrazione comunale», diceva Di Girolamo, sin qui uscito pulito da inchieste penali e contabili. Invece, è arrivato l'arresto. Seguito al temporale giudiziario che a novembre aveva già bagnato Bucari, indagato con un altro assessore per l'opaca gestione dei servizi pubblici.

Adesso la bufera. Dagli accertamenti di Polizia e Guardia di Finanza sarebbe venuta fuori la catena dei favori che per gli inquirenti avrebbe consentito «di continuare a garantire, a volte anche per oltre cinque anni consecutivi, la gestione del contratto al medesimo raggruppamento di cooperative sociali costituite in Ati: Alis, Ultraservizi, Gea e Asso». E giù una sfilza di esempi: dal 2008 al 2015 il verde pubblico sarebbe stato appannaggio sempre della stessa coop, per un controvalore di 2 milioni e mezzo di euro, lievitati a 3 per effetto degli appalti spezzettati ottenuti nel 2015. E così per la cura di viali e giardini del cimitero, affidata sulla base di un contratto con 63 proroghe nel giro di 5 anni. Sempre meno di quelle che tra il 2010 ed il 2013 avrebbero permesso di non cambiare il gestore dei servizi turistici dell'area delle cascate delle Marmore, affidando i lavori senza gara, con procedura negoziale riservata, con una spesa di un milione e 700mila euro. Accuse pesanti. La presidente dell'Umbria, Catiuscia Marini si è detta «convinta che sapranno dimostrare, nelle sedi appropriate, la loro estraneità ai fatti contestati». All'attacco il M5s con Di Battista, che ironizza su clic e manette.

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