"Cambio di passo". Così Draghi ha smontato le "pedine" di Conte

Prima la sostituzione del commissario Arcuri, poi il cambio del Cts. L'ultimo a "cadere" è stato Vecchione. E nel governo c'è chi esulta per il metodo Draghi

"Cambio di passo". Così Draghi ha smontato le "pedine" di Conte

Cadono, giorno dopo giorno, le strutture di comando e gli uomini di Giuseppe Conte. Da Domenico Arcuri fino a Gennaro Vecchione, è iniziata una fase nuova. Ora si lascia spazio a nuovi profili, nel segno di una discontinuità netta, imposta da Mario Draghi. Certo, con il suo stile, quindi senza sbandierarlo ai quattro venti, ma con determinazione. La sostituzione di Vecchione con Elisabetta Belloni, ai vertici del Dis, rappresenta un ulteriore passaggio decisivo in questa strategia.

“Non si parla più di banchi a rotelle e di chiusure, ma di spostamento dell’orario del coprifuoco e di quante persone possono stare in sala al cinema. Siamo entrati al governo per segnare un cambio di passo rispetto alle scelte sbagliate compiute dal precedente esecutivo. E il cambio di passo si vede, tanto per smentire chi sostiene che nella maggioranza comandano i giallorossi. Anzi dico di più: con il centrodestra unito al governo avremmo potuto ottenere anche di più”, sottolinea con IlGiornale.it il deputato della Lega, Igor Iezzi, con una nota polemica nei confronti di Fratelli d’Italia. Rispetto all’avvicendamento al Dis, il leghista osserva: “Una donna, per la prima volta, al comando dei servizi segreti, è una nota significativa. Le pari opportunità si fanno con le cose concrete”.

La vaccinazione dopo Arcuri

Certo, la sostituzione più rumorosa è stata quella del commissario all’emergenza Covid-19 a inizio marzo: dalle mani di Arcuri, fedelissimo dell’ex presidente del Consiglio, si è passati a quelle del generale Francesco Paolo Figliuolo, l’uomo a cui è stato assegnato il compito di dare vigore al piano vaccinale. In pratica la tolda di comando è stata sottratta a un contiano doc per essere assegnata a una figura super partes, gradita ovviamente a Draghi. “Sul piano vaccini il cambio di marcia è evidente con Figliuolo al posto di Arcuri. Con questo ritmo potremmo raggiungere il 70-80% di vaccinati entro i mesi estivi e liberarci dal virus”, spiega il deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo. “Ma il cambio di passo - aggiunge il parlamentare azzurro - c’è stato anche con l’impronta riformista del Pnrr, che è molto diverso rispetto a quello di Conte. Adesso spetta al Parlamento fare le riforme per proseguire cambiando marcia per andare ancora più forte”.

La differenza tra i due governi è passata anche per un’altra fase clou: la sostituzione del capo del Dipartimento di Protezione civile. Angelo Borrelli, suo malgrado uomo-immagine della prima ondata, è stato silurato per lasciare posto a Fabrizio Curcio, che in realtà aveva già rivestito quel ruolo. Il cambio ai vertici della Protezione civile è stato propedeutico a un altro “terremoto”: la formazione del nuovo Comitato tecnico-scientifico, il ben noto organismo che affianca il governo nella consulenza sulle misure anti-pandemia. Innanzitutto c’è stato uno snellimento dell’organismo e poi un avvicendamento al vertice. Al posto di Agostino Miozzo, volto molto loquace dei mesi scorsi, è stato nominato Franco Locatelli, il presidente del Consiglio superiore della sanità (Css). Senza dimenticare un altro fattore: il ridimensionato di Walter Ricciardi, che per mesi ha imperversato sui media.

Il prossimo focus

E c’è una domanda che si fa spazio: il prossimo cambio auspicato, quantomeno dalla Lega, riguarda il ministro della Salute, Roberto Speranza? “Il problema non sono i nomi. Penso anche alla ministra Lamorgese sull’immigrazione. Non vogliamo la sostituzione della persona, ma un cambio delle politiche. Lo stesso vale per Speranza”, osserva, sibillino, Iezzi. E c’è chi guarda alle fasi successive, come il deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi: “Adesso il governo e in particolare il presidente del Consiglio devono procedere su un altro settore decisivo, il servizio pubblico radiotelevisivo”. “La Rai - aggiunge il parlamentare di Iv - ha bisogno di un cambio netto, per ristabilire rispetto del pluralismo e della corretta informazione. Mi auguro che il metodo Draghi, utilizzato finora nelle nomine più importanti, venga adottato anche per la Rai: competenza, autonomia, professionalità. Il successo del governo dipende anche da come si comporterà con la Rai, per questo Palazzo Chigi deve fare presto e accelerare”. Le sostituzioni, insomma, non finiscono per ora.