Coperto ma leggero. L'uomo Armani dell'estate 2027 a malapena mostra le caviglie sotto i bellissimi pantaloni sempre lunghi e dalla linea più affusolata del solito. Sopra c'è un'antologia di giacche dall'aspetto volutamente rilassato anche nel caso del classico doppiopetto in lino nello stesso punto di bianco delle pietre calcinate dal sole. I colori sono meravigliosi a cominciare dal verde dell'acqua che si stempera sotto uno strato di spuma del mare, a quello della salvia da friggere e mangiare senza dimenticare i toni chiaro-scuri dei cucunci, ovvero i frutti del cappero molto più grossi e piccanti dei boccioli messi abitualmente sotto sale. Inevitabile pensare a Pantelleria, luogo del cuore di Giorgio Armani e della sua famiglia. Leo Dell'Orco, per oltre 40 anni accanto allo stilista-imprenditore, oggi presidente dell'azienda, a capo di tutte le collezioni maschili prodotte, conferma che il riferimento è esatto sottolineando l'estrema leggerezza di tutto. "Non ho fatto neanche un bermuda per principio dice - però è tutto estremamente leggero, ho utilizzando anche il colore per aumentare la sensazione di leggerezza". Davvero sofisticato il gioco di texture, lucido sotto e opaco sopra, chiaroscuri d'ogni tipo. Accanto a quest'uomo bello e possibile anche con qualche raffinato ricamo che rimanda a culture lontane, ma sempre nell'ambito del Mediterraneo, compare a sorpresa la donna della prima collezione Cruise disegnata da Silvana Armani. "Abbiamo deciso di farla sfilare all'ultimo momento perché ci sembrava bella e le cose erano abbastanza simili" dicono insieme la nipote maggiore e il braccio destro di Re Giorgio. In effetti c'è un'incredibile coerenza tra le proposte per lui e quelle per lei che prevedono tanti elegantissimi pantaloni e una sublime gonna tagliata a sarouel. Al termine dello show Silvana e Leo escono tenendosi come hanno fatto fin dalla prima volta dopo la scomparsa di Re Giorgio. Qualcuno osa chiedere quanto sentono la mancanza della sua presenza fisica e del suo essere con loro a lavorare. "Lui c'è - risponde Silvana - c'è comunque e indipendentemente. Magari manca il cazziatone che adesso semmai ci arriva in sogno e speriamo stanotte di dormire". Con la sfilata di Thom Browne andiamo agli antipodi per innumerevoli motivi. Prima di tutto si svolge nelle ore più calde della giornata nel cortile di Palazzo Serbelloni che per metà è al sole: una specie di viaggio agli inferi. Poi è piena di gonne: bellissime quelle a pieghe pensate come l'evoluzione della specie kilt. Un po' inquietanti quelle dritte, da tailleur della segretaria perfetta negli anni Cinquanta. Le giacche sono bellissime, quasi sempre fatte in seersucker, il tessuto estivo per antonomasia, un po' goffrato e di solito a righe. Oltre a questo ci sono ricche fantasie floreali, patch di colori, strati e strati di dettagli a cominciare dall'enorme cappello a magiostrina e dai mocassini bianchi con il tacco alto quadrato e dei calzini corti contro la religione del bello. Alle sfilate però gli piace il famolo strano tanto che esce a raccogliere gli applausi con una maschera da rana in testa. Philipp Plein presenta la sua seconda collezione interamente creata con l'intelligenza artificiale dopo la cruise donna che ha sfilato durante il festival di Cannes. Anche in questo caso si tratta di un gran bel lavoro perché se sai guidare bene l'AI alla fine ottieni a tempo record buoni risultati, invece se non sei capace di fare il tuo lavoro ti consegni anima e corpo a un cretino velocissimo. Si torna in più spirabili aere con Sant'Andrea marchio di eccelsa sartoria italiana.
"Riusciamo tutto sommato a tenere in questo mare in tempesta perchè abbiamo la carta vincente della manifattura di qualità a prezzi ragionevoli" dice Pierluigi Canevelli, amministratore delegato di un'azienda che produce 10 mila capi all'anno interamente fatti a mano da 180 bravissime sarte. Per lui la prossima estate sarà irrinunciabile una giacca in lino. Lana, seta e cotone con collo alla coreana che renderebbe elegante chiunque.