Arriva il "robot maggiordomo". È italiano, costerà come una tv

L'Istituto di tecnologia di Genova lancia l'androide R1 Realizzato in 16 mesi, potrà anche aiutare gli anziani

Arriva il "robot maggiordomo". È italiano, costerà come una tv

Roma - Non può fare le scale, ma ha tutto quello che serve per portarci una birra, controllando prima che sia fredda al punto giusto. Si chiama R1 il primo robot-maggiordomo pensato per la produzione in larga scala, il «personal humanoid» pronto a dare una mano - anzi, due, allungabili - a casa o al lavoro. L'hanno creato all'Iit di Genova, l'Istituto italiano di tecnologia, fiore all'occhiello della ricerca pubblica del Bel Paese. La gestazione è durata 16 mesi, grazie al lavoro di Giorgio Metta e della squadra di 22 giovani ingegneri da lui coordinata. Ci vorrà ancora un anno e mezzo per vederlo commercializzato su larga scala grazie al coinvolgimento di investitori privati, che lo renderanno anche più accessibile e, anche se non proprio per tutte le tasche, più calzante alla definizione di «piattaforma umanoide a basso costo». Al momento R1 costa quanto un'auto, ma il prezzo scenderà in futuro a poche migliaia di euro, come un grosso elettrodomestico. Ma l'androide italiano non è una smart-tv né un aspirapolvere. È un nuovo passo verso l'interazione tra uomini e robot, un assaggio nella vita reale di scenari da fantascienza, un'interfaccia mobile dell'internet delle cose. Come è fatto e che cosa fa R1? Elegante, nel suo design curvilineo e nei colori bianco e nero, l'androide italico non è altissimo con il suo metro e 25, ma il suo busto può allungarsi di altri venti centimetri, e anche le sue braccia hanno 13 centimetri di estensione supplementare per afferrare oggetti più lontani. Il peso è di appena 50 chili compresa la batteria, contenuto grazie all'uso estensivo di plastiche e fibra di carbonio. Gli «occhi» sono led blu, che disegnano espressioni sul monitor nero che fa da viso all'umanoide utili, osservano all'Iit, a facilitare la «comunicazione non verbale» con gli umani. Dietro agli occhi-led, però, si nascondono molti «organi sensoriali» di R1: tre giroscopi e altrettanti accelerometri per tenersi in piedi e spostarsi in sicurezza, due telecamere stereo e uno scanner 3D per interagire con il mondo, un microfono e altoparlanti per comunicare. Al posto delle gambe, R1 ha ruote motorizzate che gli permettono di muoversi alla non vertiginosa ma sufficiente velocità di 2 chilometri l'ora, mentre le mani «a guanto» e gli avambracci sono ricoperti di pelle artificiale, che regala al robot umanoide anche il senso del tatto. Al momento può sollevare pesi fino a 1,5 kg per mano, quanto basta per bottiglie e bicchieri, e muovere testa, braccia, ruote e busto grazie ai 28 motori (20 dei quali dedicati a braccia e mani) di cui è dotato. Non ha airbag, ma una frizione che evita danni al padrone umano frenandolo prima di un eventuale impatto. R1 pensa con la pancia, perché è qui che sono nascosti i tre computer che controllano movimenti e sensori del robot, la cui altra caratteristica innovativa è l'«autoconsapevolezza» del suo involucro, perché l'intelligenza artificiale del «personal humanoid» è calzata sul suo vestito, ossia sul corpo che la ospita. Per quanto appena nato, non gli manca l'esperienza.

Grazie alla scheda wifi, R1 si collega a internet, e sul web oltre ad autoaggiornare il proprio software può trovare informazioni e dati necessari a interagire al meglio, rispondere alle domande e risolvere i dubbi dei suoi vicini umani. Che potrebbero anche aver bisogno di aiuto: tra le prime applicazioni pratiche immaginate, infatti, c'è quella di fare di R1 un assistente per anziani e persone non autosufficienti, a casa o in ospedale.

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