Asl, l'ex ministro De Girolamo rischia otto anni di carcere

La Procura di Benevento aveva chiesto l'archiviazione Ieri il dietrofront: c'è stata associazione per delinquere

Asl, l'ex ministro De Girolamo rischia otto anni di carcere

Innocente, anzi colpevole. La stessa Procura della Repubblica di Benevento che aveva chiesto l'archiviazione dell'accusa di associazione per delinquere contro Nunzia De Girolamo, ex deputata di Forza Italia e di Ncd, ieri ne chiede la condanna per lo stesso reato ad una pena da brividi: otto anni e tre mesi di carcere. Un ribaltone che non può essere spiegato solo con l'andirivieni di magistrate nel ruolo di accusatrici della De Girolamo, cinque pm che una dopo l'altra si sono date il cambio in aula. Fino all'ultima, Assunta Tillo, che ieri pronuncia la sua requisitoria.

Oltre che di associazione a delinquere, secondo la Procura sannita è colpevole di concussione e utilità elettorale. Dietro, c'è una storia intricata e torbida come solo la provincia meridionale sa offrirne, iniziata quando un funzionario della Asl mandò sottobanco ai giornali locali delle registrazioni a casa della De Girolamo, allora ministro delle Politiche agricole nel governo Letta, in cui la avvertiva di un complotto ai suoi danni ordito «per inguaiarla» dal Pd locale in combutta con un ex missino e un esponente di Forza Italia. Al centro del complotto, voci che da tempo giravano in città sulla assegnazione di consulenze da centinaia di migliaia di euro da parte dell'Azienda sanitaria locale, e di cui la ministra era indicata come una sorta di zarina a caccia di consenso e di voti.

La lettera dai giornali approdò in Procura, e da lì partì l'inchiesta che portò la De Girolamo, dopo l'avviso di garanzia ricevuto dai pm di Benevento, a dimettersi da ministro, prima che approdasse alla Camera la mozione di sfiducia presentata contro di lei dal Movimento 5 Stelle. Nel 2018 si ricandida alla Camera, ma non viene eletta. E da lì riparte per una nuova vita, tra rubriche sui giornali e apparizioni in Tv: prima all'Arena di Giletti, poi approda a Ballando con le stelle.

L'inchiesta intanto va avanti, ma al momento di tirare le fila la Procura prende atto che l'associazione a delinquere non esiste e chiede il proscioglimento. Andando a sbattere contro l'imputazione coatta disposta dal giudice preliminare Flavio Cusani con toni aspri, il gip sostiene che la De Girolamo guidava un «direttorio partitico-politico» che agiva «con modalità a dir poco deprimenti e indecorose di ogni aspetto della gestione della Asl». Il tutto, «in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale». La De Girolamo finisce a processo insieme a altri cinque imputati.

E ieri, in conclusione della sua requisitoria, il pm sostiene che l'associazione a delinquere, già considerata inesistente dai suoi colleghi, invece esisteva, e che l'ex ministra ne era la capa. Da lì, la richiesta di condanna-batosta. Lei, la De Girolamo è in aula: dietro gli occhiali scuri luccicano le lacrime. Uscendo dice solo: «Sto zitta da otto anni, continuerò a farlo». Ma a dire il vero, nel 2016 aveva fatto un break nel silenzio per dire di avere «maturato il convincimento che la conduzione delle indagini da parte dei due pm di Benevento sia avvenuta in palese violazione di precise norme processuali».

Il 15 ottobre, la parola ai suoi difensori, Giandomenico Caiazza e Domenico Di Terlizzi.

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