Assist al procuratore che indagò su Etruria: può tornare a guidare la procura di Arezzo

Dopo l'inchiesta emerse il conflitto d'interessi di Rossi. Ma la partita non è chiusa

Il Consiglio di Stato ha sospeso ieri l'esecutività della sentenza del Tar del Lazio che aveva dato torto al procuratore di Arezzo Roberto Rossi sul ricorso presentato contro la decisione del Consiglio superiore della magistratura di non confermarlo alla guida dei pm della città toscana. Decisione che potrebbe riportare il magistrato al suo posto. Come si ricorderà, il Csm aveva dato il via libera all'iter per la nomina del sostituto di Rossi, noto per l'inchiesta sul crac di Banca Etruria. Tra i motivi della riconferma il fatto che il procuratore avrebbe avuto una sorta di «conflitto di interessi», visto che all'epoca dell'indagine era consulente del Dipartimento Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi, nominato con Enrico Letta e confermato da Matteo Renzi. Oltretutto, Rossi era stato anche membro della giunta esecutiva centrale dell'Anm quando Luca Palamara ne era stato presidente. L'ex procuratore di Arezzo, peraltro, non fu riconfermato anche perché all'interno del Csm fu l'allora relatore Piercamillo Davigo, tra gli altri, a opporsi alla prosecuzione del suo incarico.

La lunga battaglia fatta di ricorsi e contro ricorsi ha portato quindi all'attuale sospensiva, che potrebbe voler dire un reintegro. Su questo primo ricorso si era innescato tutto un meccanismo cautelare in quanto Rossi aveva chiesto la sospensiva della delibera di non conferma e di quella con cui era stato bandito il posto per il possibile sostituto. Il Consiglio di Stato inizialmente gli aveva dato ragione, mentre il Tar, in primo grado, rigettò il ricorso. La sentenza sembrerebbe aprire nel sospendere a una valutazione sulla fondatezza del ricorso. «L'invocata misura della sospensione - si legge nel testo - dell'esecutività della sentenza appellata è assistita da sufficienti elementi di fumus boni iuris con riguardo alla complessiva ragionevolezza del giudizio di non conferma dell'appellante e al contempo nella comparazione dei contrapposti interessi, dal pregiudizio grave e irreparabile, quantomeno nella prospettiva della procedura bandita per la copertura del posto di procuratore...».

A questo punto l'iniziativa dovrebbe spettare al Consiglio superiore, parte in causa e che ha perso su questa sospensiva. Quali gli scenari?

Il posto di procuratore è pubblicato e quindi c'è un concorso in atto. Un caos non da poco. Rossi attualmente è sostituto in quell'ufficio. Il Csm sicuramente impugnerà la sentenza, visto che il merito è fissato a gennaio 2021. La situazione rimarrà quindi cristallizzata sei mesi e questo potrebbe portare a non pochi problemi nella procura aretina. Le soluzioni sono due: che Rossi torni a fare il procuratore o che si resti fermi per lungo tempo, lasciando un ufficio giudiziario vacante con le conseguenze del caso. Una decisione, la seconda, che probabilmente neanche al Csm conviene, visto l'alto numero di processi, anche importanti, che si presentano nelle procure italiane. Ad Arezzo, fino a ora, hanno fatto le veci magistrati inviati dalla procura generale di Firenze.

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