Assoluzione contestata. E la sinistra radicale mette a fuoco l'America

Scontri e violenze da Portland a Chicago. Trump applaude la sentenza, Biden nervoso

Assoluzione contestata. E la sinistra radicale mette a fuoco l'America

Com'era purtroppo prevedibile, il verdetto che ha mandato assolto Kyle Rittenhouse, il diciottenne del Wisconsin che rischiava una lunga condanna per aver ucciso a colpi di arma da fuoco due attivisti di sinistra durante una violenta manifestazione contro il razzismo, ha innescato altrettanto violente proteste in diverse città degli Stati Uniti. Non solo a Kenosha, teatro nell'agosto 2020 della dimostrazione di Black Lives Matter degenerata in atti di teppismo e conclusasi nel sangue quando Rittenhouse ha sparato contro tre persone che lo stavano aggredendo uccidendone due, ma anche a Portland nell'Oregon, una delle capitali americane dell'estremismo: qui circa 200 militanti della sinistra radicale vestiti di nero hanno distrutto vetrine, aggredito una troupe televisiva e attaccato con lanci di oggetti la polizia, che è riuscita con fatica a tenere la situazione sotto controllo. Anche a Chicago si sono svolte marce di protesta contro il verdetto, mentre a New York si sono registrate violenze e danneggiamenti nel quartiere di Queens, con cinque persone arrestate, e a Brooklyn circa 300 manifestanti si sono riuniti davanti al Barclays Center per contestare quello che definiscono una prova del doppio registro usato nei tribunali americani in casi di omicidi legati alla politica. Il tutto mentre il battagliero ex presidente repubblicano Donald Trump non ha perso tempo a congratularsi con Rittenhouse «per essere stato assolto da tutte le accuse. Se questa non è difesa personale ha aggiunto Trump nel suo messaggio allora nulla lo è».

Gli Stati Uniti, insomma, dopo aver conosciuto una triste stagione di violenze di strada dopo l'omicidio di George Floyd da parte di un poliziotto a Minneapolis nel maggio 2020, rischiano di riprecipitare nello stesso clima di contrapposizione tra estremisti, specchio purtroppo della progressiva radicalizzazione dell'opinione pubblica nazionale soprattutto giovanile. La quale a sinistra è sempre più disposta a sposare le posizioni intolleranti della «cancel culture» e di altri gruppi violenti, mentre a destra si riconosce nel populista Trump, pronta a dar credito alle teorie deliranti di QAnon e a sottovalutare la gravità senza precedenti dell'assalto del gennaio scorso a Capitol Hill. Lo si è visto anche a Kenosha, dove davanti al tribunale si fronteggiavano in attesa del verdetto gruppi contro il razzismo della polizia e a favore della libertà di possedere (e usare) un'arma da fuoco.

Pessime notizie dunque, e pessimo regalo di compleanno per Joe Biden, che ieri ha compiuto 79 anni diventando il più anziano presidente in carica della storia degli States. Biden puntava su un percorso di riconciliazione nazionale dopo la sua vittoria di un anno fa su Trump, e conta ora di riguadagnare consensi, dopo la figuraccia del ritiro dall'Afghanistan e i recenti rovesci elettorali, grazie all'imminente approvazione al Congresso del suo gigantesco piano di investimenti pubblici che prevede tra l'altro l'ammodernamento delle infrastrutture, un'estesa copertura sanitaria, robuste misure di welfare e tasse più alte per i grandi redditi e le big corporations. É chiaro però che il verdetto di Kenosha gli gioca un brutto scherzo: il presidente ha detto di rispettare il pronunciamento della giuria, ma ha lasciato chiaramente intendere la sua contrarietà.

A 79 anni, dunque, Biden dovrà rimboccarsi le maniche per gestire situazioni difficili. Sempre attendendo il suo personale Godot, cioè la sua vice Kamala Harris da cui si aspettava quell'extra di popolarità di cui la sua amministrazione ha un maledetto bisogno e che però non arriva: la prima Numero Due donna e afroamericana è inchiodata nei sondaggi sotto il 30 per cento.

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