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Attentato a Ranucci, indagato l'imprenditore Lavitola: "È il mandante". Il caso della cena dei due con un noto prelato

Sequestrati cellulare e pc dell'ex direttore dell'"Avanti". Il caso di una cena dei due con un noto prelato

Attentato a Ranucci, indagato l'imprenditore Lavitola: "È il mandante". Il caso della cena dei due con un noto prelato
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Il cerchio delle indagini sui mandanti dell'attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci si era stretto sempre di più negli ultimi giorni, dopo gli arresti dei presunti esecutori materiali che la sera del 16 ottobre 2025 hanno piazzato l'ordigno fuori dalla sua abitazione. Per i pm c'era la certezza, derivante da numerose conversazioni intercettate, di un'azione su commissione. Per cui ora è indagato Valter Lavitola, l'ex imprenditore ed ex direttore dell'Avanti, già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie, con tre anni scontati in carcere per la tentata estorsione a Impregilo.

È stato perquisito nei giorni scorsi dai carabinieri del nucleo investigativo della Capitale, sono stati acquisiti cellulare e pc, dove i pm cercano riscontri. Non sono infatti al momento state chieste misure cautelari per Lavitola, che anni fa ha iniziato una nuova vita come ristoratore a Roma. Anche sul movente che lo avrebbe spinto ad assoldare la banda gli accertamenti sono in corso. Nel 2023 il quotidiano Il Riformista aveva pubblicato una foto che ritraeva Ranucci a cena con un alto prelato nel locale di Lavitola. I pm hanno ordinato le perquisizioni dopo quelle già eseguite dei giorni scorsi, dopo l'arresto di quattro persone: Pellegrino D'Avino, la sua compagna, Saverio Mutone, e Antonio Passariello. Sarebbe stato quest'ultimo, 53 anni, con precedenti penali e un certo spessore criminale, a piazzare materialmente l'ordigno davanti all'abitazione del giornalista. Dalle conversazioni intercettate non ci sarebbero stati dubbi sulla genesi dell'attentato. "Un piacere" a qualcuno. Per i pm a pagamento. E del resto alcuni membri del gruppo non sarebbero stati nuovi ad azioni intimidatorie su commissione.

Anche a Lavitola, come ai quattro della banda, è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Con l'imprenditore, stando a quanto trapela, sarebbe indagato anche un altro soggetto, che per i pm avrebbe fatto da intermediario con il gruppo.

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