Il gesto annunciato dal presidente del parlamento chavista, Jorge Rodríguez, descritto come una decisione "unilaterale" e "per la pace" destinata a liberare un numero "importante di detenuti, anche stranieri", si è concretizzato finora in appena otto, al massimo undici scarcerazioni, a seconda delle fonti contattate dal Giornale. Tra i pochi a tornare in libertà figurano la dissidente e avvocata Rocío San Miguel, già arrivata a Madrid essendo venezuelana ma anche in possesso del passaporto spagnolo; quattro cittadini iberici; l'ex candidato presidenziale di centro-sinistra Enrique Márquez; il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, arrestato ingiustamente nell'agosto 2024; e Larry Osorio Chía, dell'organizzazione FundaRedes, incarcerato dall'agosto 2021. Questi sono gli otto nomi certi verificati da Il Giornale.
Resta alta l'attesa per Alberto Trentini, cooperante umanitario veneto detenuto nel carcere di El Rodeo da metà novembre 2024. L'assenza di una lista ufficiale dei liberati mantiene centinaia di familiari e attivisti in vigilanza davanti ai centri di detenzione, alimentando ansia e tensione, in Italia e in decine di altri Paesi. Mariana González de Tudares, figlia di Edmundo González, presidente eletto del Venezuela, ha denunciato di non avere alcuna informazione sul marito, Rafael Tudares, scomparso da oltre un anno. Ieri si trovava davanti a El Rodeo I, lo stesso carcere in cui è detenuto Trentini, per chiedere spiegazioni e sollecitare la sua liberazione, inutilmente.
Marino Alvarado, avvocato e difensore dei diritti umani, denuncia la "assenza di trasparenza che configura un ulteriore abuso contro le famiglie", sottolineando che finora solo l'1% dei prigionieri politici è stato liberato dalla dittatura chavista.
Dopo l'esultanza per l'annuncio e le prime poche liberazioni, il Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), Albert Ramdin, ha auspicato che siano liberati tutti i detenuti incarcerati ingiustamente, mentre la Nobel per la Pace 2025, María Corina Machado, ha promesso in un messaggio video: "Non ci fermeremo finché tutti i prigionieri non saranno liberi".
Dalle organizzazioni umanitarie venezuelane si sottolinea come la discrezionalità delle autorità e l'assenza di comunicazioni ufficiali continuino a minare la fiducia nelle istituzioni. In alcuni casi, funzionari carcerari negano di conoscere le ordinanze di scarcerazione; in altri, citano la presunta assenza di documenti, gettando nella disperazione madri, mogli e figli. I familiari denunciano la continua rivittimizzazione generata dalle promesse non mantenute dal regime e sottolineano come la repressione, seppure attenuata nella retorica ufficiale, persista nelle strade dove è vietato parlare dell'arresto di Maduro se non per condannarlo e nelle prigioni venezuelane, dove le torture continuano.
E così, mentre le prime otto liberazioni certe, forse undici, vengono celebrate come vittorie simboliche e diplomatiche, il quadro complessivo del Venezuela resta drammatico, con centinaia di prigionieri politici ancora in attesa della libertà.
In Italia, cresce l'ansia e l'attesa per Alberto Trentini: il cooperante veneto continua a rimanere in carcere, e familiari, amici e autorità diplomatiche seguono con apprensione ogni sviluppo, sperando che il regime venezuelano mantenga la sua promessa e scarceri anche lui.