
Elly Schlein abbonderà il suo personale Aventino oggi alle 19 e 30 a Vigevano per la festa democratica. La segretaria del Pd riappare in pubblico dopo un lungo letargo estivo. Un'assenza auto-imposta come scelta politica, che però sta logorando lentamente la leader del Partito democratico. E che rischia di condurla alle elezioni politiche nel 2027, alla sfida decisiva contro Giorgia Meloni, spompata e debole.
Nel partito è in atto la riorganizzazione del fronte riformista, che teme un pericoloso isolamento del Pd. Seguito da un lungo periodo all'opposizione. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, è uscita allo scoperto. E da settimane mette agli atti il dissenso rispetto alle scelte politiche di Schlein. Fuori dal Nazareno i padri nobili del partito, da Rosy Bindi a Luigi Zanda, continuano a mettere in discussione la linea politica. Persino Romano Prodi ha deciso di scaricare la segretaria.
La lista dei delusi, insomma, è lunga: si va da Gentiloni a D'Alema, fino a Castagnetti. Tempi duri per Schlein che può consolarsi per la riconquistata pace con De Luca in Campania.
Nel partito tutti a chiedersi dov'è finita Elly? La segretaria ha declinato l'invito al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Irritando l'ala cattolica del Pd. Facendo felice, al contrario, la parte più radicale. Ma la mossa viene bollata (dai riformisti) come "clamoroso regalo a Meloni".
Il secondo forfait è il no alla visita da parte di una delegazione dem sulla nave di Luca Casarini. Schlein non si vede. Parla a Repubblica. Il copione è il solito. Dribbla tutti i nodi: Puglia, Conte, Ucraina. L'unica strategia è la campagna anti-Meloni. Un fuoco di fila che però non produce alcun risultato. I sondaggi sono incollati. Il Pd non cresce. E al Nazareno è già allarme: con il Pd fermo al 20% la vittoria si allontana. La linea politica di Schlein si esaurisce in un'offensiva sterile contro Meloni. Insulti e attacchi. E la proposta del Pd? In politica estera Schlein non ha una posizione chiara su Ucraina e Medio Oriente. Idem su fisco e giustizia.
Per non parlare dell'ambiente. Dove si passa dal sì al rigassificatore in Toscana al no. Questo per accontentare Taverna e Conte. Un disastro! Manca una proposta politica.
Rosy Bindi, che si era riavvicinata al Pd dopo la vittoria di Schlein, ha già cambiato idea: "Se vinci le primarie promettendo di liberare il partito dai cacicchi, magari non lo consegni ai loro figli!" Due giorni fa, Romano Prodi ha parlato di un partito immobile, senza strategia. Ipotizzando (con Schlein a capo dell'opposizione) una lunga luna di miele per Giorgia Meloni. E ancor prima era toccato all'ex tesoriere Luigi Zanda definire il Pd come "partito ormai defunto".
I sostenitori di Schlein sono tutti in fase di riconversione. Un congresso prima delle politiche è un'opzione sulla quale ragiona la minoranza. I dubbi però sono tanti. I numeri sarebbero ancor dalla parte della segretaria. Il tema della linea politica resta. Anche i rapporti con gli alleati non vanno a gonfie vele. Si litiga con Avs in Calabria. E Calenda ha praticamente salutato il campo largo per passare con il centrodestra. Alla Festa dell'Unità, che si terrà a Reggio Emilia, il Pd non ha invitato esponenti della maggioranza. Anche questo è segno dell'isolamento del partito.
Capitolo a parte merita la lunga trattativa per le elezioni regionali. In Campania si è consumata la resa alla famiglia De Luca. In Puglia, Schlein, da oltre un mese, non riesce a chiudere l'intesa su Antonio Decaro per il braccio di ferro con Michele Emiliano e Niki Vendola. Nelle Marche Ricci resiste nonostante l'indagine per corruzione.
In Toscana e Calabria l'accordo è chiuso solo perché il Pd si è calato le braghe con il M5s. L'Aventino estivo di Elly Schlein sta per chiudersi. E il bilancio appare decisamente negativo. Al Pd sperano in un autunno di riscatto con l'aiutino delle toghe.