Il blitz statunitense in Venezuela? "Coerentemente con la storica posizione dell'Italia, il governo reputa che l'azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico". È mattina presto quando in Italia arriva la notizia dell'attacco statunitense in Venezuela. Il primo a dare rassicurazioni è Antonio Tajani, assicurando che la "rappresentanza diplomatica a Caracas segue l'evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana". La presidente del Consiglio viene "costantemente informata" e l'Unità di crisi della Farnesina è operativa.
Nel corso della giornata Palazzo Chigi ricorda che "l'Italia ha sempre sostenuto l'aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l'Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto".
Dietro le quinte, l'esecutivo auspica che l'attuale fase di massima tensione possa evolvere in una transizione morbida e incruenta, capace di restituire al Paese una guida legittimata dal voto popolare. L'obiettivo, condiviso informalmente a livello diplomatico, resta quello di un percorso che tenga conto del reale verdetto delle urne. Un verdetto che secondo Stati Uniti e osservatori internazionali avrebbe premiato Edmundo González Urrutia, candidato alle presidenziali del 2024 oggi in esilio in Spagna. Washington aveva riconosciuto in lui il vero vincitore, denunciando "prove schiaccianti di brogli" e un risultato che aveva smentito tutti i sondaggi, sfavorevoli a Maduro. Una soluzione negoziata, spiegano, rappresenterebbe il passaggio più sensato per garantire un cambio di regime nel rispetto del diritto internazionale ed evitare una nuova escalation militare.
Il Parlamento intanto si prepara a seguire da vicino gli sviluppi della crisi. Ignazio La Russa ha convocato per l'8 gennaio alle 12 la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama per valutare un'informativa urgente del governo. Analoga interlocuzione è in corso alla Camera.
Sul piano politico il dibattito si accende. "Se mi chiedete oggi un giudizio sulla vicenda Maduro non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri", scrive Matteo Renzi sui social. "Il Venezuela è (o meglio: sarebbe) uno dei Paesi più belli e più ricchi del mondo. La feroce dittatura di Maduro ha privato della libertà, e spesso del cibo, milioni di venezuelani". Per Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d'Italia e co-presidente dei Conservatori europei, "la cattura di Maduro può aprire la strada a una transizione democratica in Venezuela". Un passaggio che dovrebbe consentire di "ripristinare l'ordine costituzionale e il rispetto della chiara volontà del popolo venezuelano".
Sulla stessa linea Maurizio Lupi, che chiede di "lavorare a una soluzione diplomatica che eviti spargimento di sangue e permetta una transizione pacifica".
Infine il fronte delle opposizioni. Elly Schlein sente telefonicamente il ministro Tajani per un confronto sugli sviluppi dell'attacco statunitense. La segretaria del Pd chiede un coinvolgimento pieno del Parlamento nelle prossime decisioni.