Dopo la Banda della Magliana narcotrafficante in semilibertà. Il "Bufalo" ancora in manette

A 71 anni, condannato a più ergastoli, Marcellone gestiva un maxi giro di droga

Dopo la Banda della Magliana narcotrafficante in semilibertà. Il "Bufalo" ancora in manette
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In semilibertà, arrestato ancora una volta Marcello Marcellone Colafigli, ovvero il Bufalo nella serie tv (e nel film) Romanzo Criminale. Uno dei capi indiscussi della Banda della Magliana, condannato a diversi ergastoli per vari omicidi, sequestro di persona, armi, droga e rapina per citare i capi di accusa principali nel maxi processo all'organizzazione criminale attiva nella capitale dagli anni '70 ai primi '90, quando la gang viene smantellata e mandata alla sbarra.

Mai pentito, secondo carabinieri e Dda, Colafigli, 71 anni, sarebbe a capo di una batteria di narcotrafficanti attiva nel traffico internazionale di stupefacenti. Nonostante l'obbligo di rientrare ogni sera in carcere, Marcellone «pianifica - si legge sull'ordinanza di custodia cautelare - cessione e acquisti di droga dall'estero, Spagna e Colombia, mantenendo rapporti con esponenti della ndrangheta, della camorra, della mafia foggiana e con albanesi di un cartello narcos sudamericano». Con lui arrestate altre 27 persone tra Roma, Viterbo, Napoli e Foggia, 11 in carcere e 16 ai domiciliari.

Dal sequestro e l'uccisione del duca Massimo Grazioli Lante della Rovere, marito dell'ex proprietaria de Il Messaggero, all'agguato mortale al re delle scommesse clandestine a Tor di Valle, Franco Nicolini, Franchino er Criminale, all'assalto in via di Donna Olimpia a colpi di 9x21 assieme ad Antonio Mancini, l'Accattone, alla famiglia dei «Pesciaroli», diretta responsabile dell'assassinio di Franco Giuseppucci, il Negro, fondatore dell'organizzazione criminale romana.

Un personaggio che non si è mai fermato nella sua lunga carriera nella mala che dalla periferia romana riesce a controllare l'importazione e la distribuzione in grande scala di hashish, eroina e cocaina. Da sempre fiancheggiatore e amico dei neofascisti vicini ai Nar di Giuseppe Valerio Fioravanti, Colafigli è stato l'elemento più pericoloso della banda. Una scheggia impazzita ma dal carattere, almeno all'apparenza, riservato e taciturno. «Colafigli è l'unico della banda ad aver studiato - ricorda, durante gli interrogatori che precedono l'Operazione Colosseo, il super pentito Maurizio Abbatino, Crispino, il Freddo nella fiction tv -, difatti si è diplomato ragioniere. Timido da morire, se dice una parolaccia arrossisce».

Colafigli «parlava», piuttosto, con le pistole.

Come il 26 luglio del '90 quando viene fermato all'Eur su una Uno turbo con accanto Fausto Busato, condannato a 16 anni per banda armata. Calibro 9 in pugno, Marcellone non si arrende e ingrana la retromarcia. Si farà arrestare solo quando l'auto viene crivellata di colpi.

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