Barelli acclamato dopo la spaccatura. Sbotta la Gelmini: "Così restiamo in dieci..."

I malesseri dell'ala al governo. Mulè: "Parole ingenerose e inveritiere"

Barelli acclamato dopo la spaccatura. Sbotta la Gelmini: "Così restiamo in dieci..."

È un confronto aperto e tutt'altro che anestetizzato quello che va in scena nell'assemblea del gruppo della Camera di Forza Italia. All'ordine del giorno c'è la designazione del capogruppo, alla luce della vittoria di Roberto Occhiuto in Calabria.

La partita si preannuncia aperta. Un terzo dei parlamentari azzurri (26 su 77) come da statuto (con la firma pesante dei tre ministri Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Renato Brunetta) chiedono lo scrutinio segreto e la votazione. Due i contendenti in campo: Paolo Barelli, attuale presidente della Fin, la Federazione degli sport acquatici, molto vicino ad Antonio Tajani, e Sestino Giacomoni, uno dei più stretti collaboratori di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, però, con una lettera inviata a Occhiuto indica il suo successore. «Caro Roberto dopo un'attenta valutazione designo come tuo successore Paolo Barelli». Occhiuto prova allora a sbloccare la matassa proponendo un ticket Barelli-Giacomoni, ma a quel punto tre deputati decidono di ritirare la firma ed evitare il voto segreto e Giacomoni preferisce allora tirarsi fuori per evitare divisioni. «La mia candidatura - assicura - non era per dividere ma per unire, le guerre intestine ci fanno perdere spazio e consenso. Con Barelli c'è un'amicizia forte che nasce da anni di militanza. Siamo tutti e due laziali, non è possibile un derby tra noi» scherza.

L'intervento più vibrante è quello di Mariastella Gelmini. «Sono tra le persone, insieme a Brunetta e Mara Carfagna, che hanno sottoscritto quella lettera», spiega in assemblea. «Sarebbe ipocrita non intervenire oggi. Io non credo di dover fare attestato di lealtà a Berlusconi, mi sento di essere profondamente berlusconiana, ma l'ultima stagione del berlusconismo non mi rappresenta e non rappresenta neanche Berlusconi. Gli è stato raccontato che noi siamo draghiani e non berlusconiani. Avremmo dovuto essere più duri nel chiedere nomi diversi per le Amministrative. Se andiamo al traino di Lega e FdI ci ridurremo a un cortile di dieci eletti».

Un affondo che punta ad aprire un confronto con chi guida il partito e a far cambiare pelle a Forza Italia per portarla ad aggredire il centro. E se Alessandro Cattaneo, altro nome indicato tra i candidati per la successione a Occhiuto, giudica «opportuno e tempestivo l'intervento di Berlusconi per tenere vivo e unito il partito», Giorgio Mulè risponde in maniera dura alla Gelmini, smentendo una distanza tra la squadra azzurra al governo e il partito. «Evidentemente ha avuto una reazione di nervi alla scelta di un altro capogruppo rispetto a quello da lei indicato, ma il modo e i toni usati non le fanno onore, proprio ieri c'è stata una riunione tra Tajani e i componenti del governo».

In serata Renato Brunetta si sposta a Villa Grande per spiegare le ragioni di coloro che richiedevano il voto. Con Berlusconi - piuttosto irritato per l'accaduto - riparte così il dialogo. E in serata lo stesso ministro della Pubblica amministrazione riunisce a Palazzo Vidoni Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, un mini-vertice per fare il punto, favorire una mediazione ed evitare il consumarsi di una spaccatura.

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