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"Basta con le violenze contro le schiave rom"

Interviene la premier sul caso della borseggiatrice picchiata dal clan: "Avviate misure anti borseggio"

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Fermezza da governo e centrodestra sui borseggiatori. In Italia c'è chi commina pene a chi non ruba. A volte sono botte, in altre occasioni c'è anche la segregazione. Il caso della donna picchiata a Roma non è isolato. Meri Secic, rom di 39 anni, era incinta quando è stata massacrata da tre malviventi. Il movente? I ras del borseggio le contestavano l'entità del bottino. Troppo poco per i loro standard. Inaccettabile, poi, quella sua volontà: non rubare più. Il bimbo, di soli otto mesi, è venuto al mondo. Meri resta ricoverata ma sta meglio. Altri magari non hanno avuto la stessa sorte. Da ieri sui social circola un altro filmato, questa volta lo scenario è la metro A, sempre a Roma. La fermata è la centralissima piazza di Spagna. La fonte è ancora Welcome to Favelas. Nelle immagini, una costante: uomini che maltrattano donne. E con buone probabilità il motivo è sempre lo stesso: il magro bottino. Oppure quel rifiuto per alcuni intollerabile: non avere più intenzione di rubare.

Giorgia Meloni è intervenuta via Facebook sulla vicenda di Meri Secic: «L'ennesimo episodio inaccettabile che dimostra l'importanza di contrastare con determinazione il borseggio e l'accattonaggio forzato, fenomeni che colpiscono non solo le vittime dirette, ma anche coloro che, in alcuni casi, sono costretti a praticarli». Il governo ha messo a terra provvedimenti concreti, come le «misure anti-borseggio contenute nel pacchetto Sicurezza», ricorda la premier. La palla ce l'ha il Parlamento. Ma la volontà del centrodestra è chiara: la stretta. La stessa che la sinistra non ha mai voluto e che fatica tuttora ad applicare nelle città che amministra. Gli episodi di Roma hanno dei precedenti.

Nel 2009, a Milano, una ventenne è riuscita a fuggire dal campo rom dov'era stata reclusa (con tanto di mazzate). Il motivo? Dieci persone (compresa la madre), poi arrestati, volevano che rubasse. E ancora a gennaio di due anni fa una minore rom si è presentata in una caserma dei carabinieri nel torinese dopo essere riuscita a salire su un bus: ha raccontato delle botte prese in famiglia. Perché? Sempre lo stesso schema. «Mi sveglio, mangio, bevo e vado a rubare più volte al giorno. Sono stufa di questa vita voglio una vita normale e serena», ha confidato agli inquirenti ai tempi. «Il pestaggio della donna rom incinta che non voleva più saperne di andare a rubare è un crimine di una efferatezza terribile», afferma al Giornale Sara Kelany, parlamentare di Fdi (nella foto). C'è un punto legato alle usanze, alle consuetudini: «Molte donne e molti bambini sono costretti ai furti e all'accattonaggio dalle famiglie di provenienza che su questo costruiscono imperi del malaffare». Il punto è anche quello di «proteggere chi, come in questo caso, denuncia». E poi c'è bisogno di «incentivare - annota Kelany - la dissociazione da questi contesti criminali». Anche l'onorevole meloniana rivendica i risultati raggiunti dall'esecutivo con il pacchetto sicurezza, con tanto di norme contro lo sfruttamento di bambini.

Poi c'è l'opposizione.

Quella che - chiosa Kelany - «al solito chiude gli occhi di fronte a episodi di criminalità e violenza se provengono da certe minoranze e grida al patriarcato solo a fasi alterne». Le vicende come quella subita da Meri Secic troveranno nello Stato un fermo oppositore.

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