Berlusconi avvisa Renzi: no al baratto sulla giustizia

Il leader azzurro vuole evitare trattative infinite su Italicum e Senato. E Forza Italia chiude all'idea del patto: "Quella non è merce di scambio"

Berlusconi avvisa Renzi: no al baratto sulla giustizia

B erlusconi tiene il punto: nessuna nostalgia del patto del Nazareno; nessuna voglia di trattative infinite per trovare la quadra sulle riforme. Da Villa Certosa in Sardegna, dove il Cavaliere passa qualche giorno di vacanza, arrivano segnali di chiusura. Il ragionamento del leader di Forza Italia è il seguente: noi abbiamo detto chiaro e tondo cosa non ci piace della riforma costituzionale targata Renzi e cosa modificheremmo dell'Italicum. Se il presidente del Consiglio ci sta, bene; altrimenti molto probabilmente andrà a sbattere. Nessuna ansia di intavolare negoziati; nessun invio di emissari in Versilia per contattare il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi; soltanto la presa di coscienza che il premier non ha i numeri per arrivare in fondo e prima o poi sarà costretto a bussare alla porta di Arcore.

Non trovano conferme, anzi vengono smentite, le voci secondo cui emissari forzisti avrebbero contattato persone di fiducia del premier per inserire il «file» giustizia in un'ipotetica trattativa per sbloccare il via libera alle riforme. È ovvio che se Renzi dovesse far sue le battaglie storiche di Berlusconi in materia, quest'ultimo non potrebbe che gioirne e dire di «sì». Ma da qui a prefigurare una trattativa su Csm, intercettazioni, separazione delle carriere ce ne corre. Infatti il governatore della Liguria Giovanni Toti spazza via anche le ultime indiscrezioni: «Forza Italia è pronta a confrontarsi con la maggioranza su una riforma della giustizia ma non come merce di scambio per eventuali concessioni sulle riforme istituzionali». E ancora: «È chiaro che se Renzi propone la separazione delle funzioni, il doppio Csm, limiti alle intercettazioni e alla custodia cautelare siamo pronti a discutere e a confrontarci in Parlamento - spiega - Sarebbe negare noi stessi se non lo facessimo. Questo però non significa che sono temi che possono diventare merce di scambio per concessioni sulle riforme istituzionali. Non siamo al suk».

Ma c'è un altro elemento che frena qualsiasi ipotesi di un imminente accordo sulle riforme con Renzi. Il Cavaliere considera importantissima la legge con cui si sta cambiando la Costituzione ma ai suoi confida: «Adesso basta parlare solo di questo. Gli italiani hanno problemi ben più seri che non stabilire se sia meglio eleggere i nuovi senatori direttamente o meno». E ancora: «In questo modo la gente si allontanerà sempre di più dalla politica». Vorrebbe parlare di economia, di crisi, di fisco, di immigrazione e di quello che interessa la gente. E il dato che preoccupa di più il Cavaliere è quello della disoccupazione. Il suo ragionamento è il seguente: il mercato del lavoro è fermo, e l'aumento dei contratti a tempo indeterminato non è altro che frutto della trasformazione di vecchi contratti a tempo determinato. Un altro bluff di Renzi; perché il suo Jobs Act non ha creato nuovi posti di lavoro e le aziende hanno solo anticipato le assunzioni previste per il 2016, soltanto per beneficiare degli sgravi contributivi del governo. Insomma, più passa il tempo più il premier perde lucidità e consensi nel Paese. E allora il centrodestra dovrà trovarsi pronto per la riscossa visto che, per il Cavaliere, il Pd non può far altro che fallire.

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