Berlusconi e Lega d'accordo: "Non faremo le primarie"

Il leader di Forza Italia trova sponda in Salvini e rilancia la coalizione: "Il nostro faro è l'unità". Si tratta sui nomi, lunedì un nuovo incontro

Berlusconi e Lega d'accordo: "Non faremo le primarie"

Le primarie non convincono il Cavaliere. Non è un mistero di come la pensi Berlusconi sul metodo di scelta dei candidati: se non sono ben regolate dalla legge rischiano di essere manipolabili. Quindi, pollice verso. Ma stavolta la sponda arriva da Salvini, prezioso alleato leghista che in questo caso si smarca da Fratelli d'Italia. Il leader del Carroccio, infatti, ammette in modo esplicito: «Mi piacciono a livello nazionale per decidere chi sarà il candidato che sfiderà Renzi alle Politiche. A livello locale, invece, a questo punto farebbero solo perdere tempo». Il discorso, quindi, sembra chiuso. La trattativa sui candidati, quindi, va avanti con alcuni passi avanti: se in un primo momento la Lega aveva bocciato Stefano Parisi a Milano, adesso Salvini apre proprio sul manager: «Per me può andare benissimo. Se nel curriculum c'è capacità amministrativa, onestà e competenza non mi interessano grandi nomi ma persone perbene e normali».

Ma la scelta non è ancora stata fatta e in corsa rimangono anche Daniela Santanchè e Alessandro Sallusti. Il veto arriva invece su Maurizio Lupi e Corrado Passera. Per la Lega sono entrambi bocconi troppo grossi da digerire anche se qualche azzurro un pensierino ce lo farebbe: «Così riusciremo a prendere i voti moderati che altrimenti andrebbero a Sala», è il ragionamento di un parlamentare. Ma per il Carroccio, Passera è legato al governo Monti e alla «famigerata» legge Fornero mentre Lupi fa ancora parte del partito di Alfano, loro acerrimo nemico. In più, nonostante le aperture, si continua a vociferare che il Carroccio abbia in tasca un suo nome per Milano: un manager? O Letizia Moratti? Il nome resta top secret. Anche su Roma Salvini mette paletti: Guido Bertolaso non va perché «ha un processo in corso - dice Salvini - e sarebbe attaccabile dalla sinistra e dai giudici».

Lo stallo, quindi, resta; anche perché pare proprio tramontata l'ipotesi Meloni causa la gravidanza della leader di Fratelli d'Italia. I tre leader ne riparleranno lunedì prossimo quando dovrebbero rivedersi per trovare la quadra. Berlusconi resta ottimista e come sempre, ripete che «il nostro faro è l'unità della coalizione». E proprio per salvaguardare il futuro del centrodestra è possibile che a Bologna Forza Italia faccia un passo indietro dando il nulla osta per Lucia Borgonzoni e a Torino la Lega faccia lo stesso a vantaggio dell'azzurro Osvaldo Napoli.Ma il Cavaliere, più che alle pedine alle prossime amministrative, pensa alle politiche e ai danni che sta facendo il governo Renzi. Appena può, con i suoi, sottolinea i due grandi talloni d'Achille del premier: la politica estera e la politica economica. «Purtroppo la frenata dell'occupazione rilevata dall'Istat dimostra che le critiche di Forza Italia alle politiche del lavoro vengono sempre confermate», picchia duro Renata Polverini; mentre «continuano le botte in testa a Renzi l'africano da parte dell'Europa.

Oggi tocca al presidente dei deputati del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber», attacca Brunetta.In Parlamento, invece, continuano i mercanteggiamenti. Fitto, che ha appena perso un senatore (e quindi il gruppo, ndr) corteggia l'azzurro Francesco Nitto Palma che ha manifestato qualche malumore nel partito; ma il pressing dell'ex ministro di Maglie sta andando a vuoto.

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