Berlusconi: no al Nazareno bis. Ma il dialogo col Pd resta aperto

Il leader di Forza Italia non chiude a Renzi in crisi di numeri sulla riforma del Senato e conduce il gioco: il premier deve cedere su Italicum e Senato elettivo

Berlusconi: no al Nazareno bis. Ma il dialogo col Pd resta aperto

«Renzi, da solo, non va da nessuna parte. Sulle riforme siamo e saremo determinanti ma ovviamente il premier dovrà cedere qualcosa». Berlusconi, che descrivono in palla e determinatissimo, lancia segnali distensivi a Renzi ma non con l'atteggiamento di chi va col cappello in mano al cospetto del signore per rientrare in partita. Tra il Cavaliere e Renzi chi ha più problemi è il secondo; e il primo continua a ripetere: «Capisco che farebbe molto comodo ai più; ma non ho certo intenzione di fare il bis del Nazareno». Un concetto, questo, ripetuto a più riprese e ribadito nero su bianco dall'uomo forse più dialogante con palazzo Chigi e dintorni, Paolo Romani: «Il patto è morto. Finito. Ed escludo categoricamente che possano esserci le condizioni per un secondo patto tra Berlusconi e il segretario del Pd», dice il capogruppo azzurro in Senato.

È evidente, però, che il Cavaliere ha tutto l'interesse a monetizzare un eventuale aiutino sulla riforma del Senato. Riforma che, per il premier, è di primaria importanza. Per cui ben vengano segnali volti a riaprire un dialogo. Ci pensa il governatore della Liguria, Giovanni Toti: «Forza Italia è pronta a sedersi a tutti i tavoli di confronto». Ma il messaggio vero che Berlusconi vuol recapitare a Renzi è un altro: in cambio dei nostri voti, senza i quali c'è il rischio concreto che tu vada a sbattere, devi cedere sul Senato elettivo ma soprattutto sull'Italicum. Il nodo sta tutto lì: cambiare la legge elettorale introducendo il premio alla coalizione e non alla lista. I sondaggi che non mancano mai sul tavolo di Arcore parlano chiaro: la somma dei partiti che formerebbero la coalizione di centrodestra ha già oggi lo stesso peso del centrosinistra. Col premio alla lista invece, Renzi avrebbe vita facile e presumibilmente se la vedrebbe con Grillo. Il problema è che il segretario del Pd non ha alcuna intenzione di rimettere mano all'Italicum. Con chi potrebbe coalizzarsi?

Ma il Cavaliere non è certo angosciato per le grane renziane e aspetta di vedere quali saranno le prossime mosse dell'ex sindaco di Firenze. Gli ultimi segnali dicono che non abbia alcuna intenzione di piegarsi e di andare alla conta in Aula; è convinto, il premier, di avere uno straordinario alleato dalla sua: il voto segreto e il terrore da parte di moltissimi parlamentari di dover far le valigie anzitempo qualora, dopo lo sgambetto a Renzi, si tornasse alle urne. E che per disfarsi definitivamente della minoranza interna Renzi stia accarezzando l'idea di minacciare le elezioni ne sono convinti in tanti tra gli azzurri. Osvaldo Napoli ragiona così: «Certo che il premier ci pensa. Ma per trasformarla in realtà Renzi deve fare i conti con l'Italicum. Mantenere il premio di coalizione alla lista e andare al voto nel 2017 gli consentirebbe certo di battere i pugni sul tavolo nella composizione delle liste ed emarginare le opposizioni interne. Con tutti i rischi che questo comporta a un eventuale ballottaggio». Ossia, rischia di perdere contro Grillo. E riecco il nodo dei nodi: «Accettare, come chiede Forza Italia e non solo, di trasferire il premio di maggioranza dalla lista alla coalizione, restituirebbe capacità attrattiva tanto al Pd quanto a Forza Italia in vista del ballottaggio ma, cosa a mio giudizio non meno importante, il premio di maggioranza alla coalizione farebbe cadere già nel presente il potere di interdizione delle forze estreme nei confronti del Pd e di Forza Italia».

Che farà Renzi? Brunetta taglia corto: «O cede e cambia, o l'appendono. Noi per il bene di questo Paese e del suo futuro democratico ci auguriamo che prenda atto di questa volontà del Senato prima di schiantarsi o di dedicare l'agosto a una vergognosa compravendita». Ma anche Brunetta ci crede poco: «Il buon senso lo obbliga a questo. Ma Renzi non ha l'umiltà per dire “ho sbagliato”, ed è troppo vanitoso per dire “mollo”».

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