Berlusconi prepara una «Leopolda» del centrodestra

Gli stati generali dei moderati si terranno a Milano, saranno aperti alla Lega e ad altri. Linea dura su economia e riforme

Berlusconi prepara una «Leopolda» del centrodestra

Una sorta di «Leopolda azzurra» per buttar giù un programma di dieci-dodici punti e per mettere a punto la macchina del centrodestra. Ecco l'idea di Berlusconi per aprire il cantiere di centrodestra e ottenere il riscatto. Una riunione aperta a tutto il centrodestra, Lega inclusa, of course . E non a caso sarà Milano il teatro dove si terranno gli stati generali dei moderati. Se ne parla in queste ore e molti azzurri sono d'accordo. Urge rimettere insieme i cocci della coalizione ma anche far scaturire idee e spunti vincenti sui temi caldi: fisco, immigrazione, sicurezza, Europa. Ne faranno parte i big dei partiti ma non solo: al conclave sono previsti, infatti, i massimi esperti anche stranieri dei vari settori sopracitati. Ecco il disegno di Berlusconi, intenzionato a rilanciare il rassemblement dei moderati e rinsaldare il patto con il Carroccio. Di questo e di altro il Cavaliere ha parlato con i big del partiti, riuniti a cena a palazzo Grazioli; presenti i due capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani e i loro vice, la tesoriera Maria Rosaria Rossi, Deborah Bergamini e Giovanni Toti. Tutti d'accordo nel voler rilanciare l'alleanza con la Lega, anche alla luce della giornata di ieri. Una giornata tesa, tesissima, scandita dall'accelerazione di Renzi sulle riforme.

Un atto di forza, quello renziano, che Berlusconi considera una «forzatura» e un «atto di arroganza» del premier. Per cui, a maggior ragione, pollice verso al nuovo Senato renziano. Perché questa accelerazione? In queste ore Palazzo Madama pare un suk con emissari della maggioranza che vendono strapuntini agli alfaniani malpancisti per convincerli a votare a favore; e con l'asfissiante Verdini a fare pressing sugli azzurri. Berlusconi, ma soprattutto Paolo Romani, è convinto che il gruppo sarà unito e compatto sul «no». Tuttavia l'ex coordinatore del Pdl non solo continua a fare scouting tra i berlusconiani ma ieri assicurava: «Altri due... Ho convinto altri due azzurri a dire di sì alle riforme». Sui nomi c'è il massimo riserbo ma si giura che non siano tra quelli vociferati in queste ore (Franco Carraro, Paolo Galimberti e Bernabò Bocca, ndr ). Di fatto il Cavaliere blinda i suoi e tramite Romani chiede disciplina di partito sul «niet». Ma qui, dai prossimi giorni in avanti, entrerà in gioco il pallottoliere e soprattutto le convenienze dei singoli senatori, tutti alla ricerca di una rassicurazione o su una futura candidatura al prossimo giro o - quantomeno - sulla durata della legislatura.

Nei rapporti con la maggioranza il clima è teso, altro che soccorso azzurro o Nazareno bis. E ci si prepara alla battaglia in Aula. «À la guerre comme à la guerre», come dice il capogruppo al Senato Paolo Romani. Su tutti i fronti, posto che ieri è stato Renato Brunetta ad attaccare frontalmente il governo a Montecitorio. L'occasione, ghiotta, era la presenza alla Camera del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan per il question time. E Brunetta, questa volta sui conti, è andato giù duro: «Non imbrogli, signor ministro Padoan, io ho chiesto se confermava o smentiva che la Commissione europea avesse consentito, dato, concesso, al governo italiano, al suo presidente Renzi 17 miliardi di flessibilità. Li ha dati o non li ha dati? E se li ha dati, quando? Sulla base di quali documenti? Sulla base di quali valutazioni economiche?». E ancora: «Come fa il suo presidente del Consiglio a dichiarare in televisione che ha acquisito 17 miliardi di flessibilità in deficit per fare le sue politiche? Questo si chiama imbroglio, imbrogliare la gente, signor professor Padoan, e questo è inaccettabile. Io le avevo chiesto di rispondere alle mie richieste di chiarimento, lei oggi non lo ha fatto e si è reso complice del suo presidente del Consiglio di imbrogliare i mercati, di imbrogliare gli italiani».

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