Bollette, tagli per 10 miliardi. Ma alle imprese serve di più

Cingolani propone misure strutturali per ridurre i costi. Confindustria oggi incontra Giorgetti e sollecita Draghi

Bollette, tagli per 10 miliardi. Ma alle imprese serve di più

Circa 10 miliardi dalla revisione del sistema di gestione delle politiche energetiche e un altro miliardo per indennizzare le categorie più colpite da chiusure e incremento dei contagi, a partire da discoteche, ristoranti e alberghi. Queste sono le risorse che il governo potrebbe mettere in campo domani con un decreto ad hoc da varare in Consiglio dei ministri. Il condizionale è d'obbligo perché le misure hanno una complessità intrinseca che potrebbe richiedere più tempo.

Per il momento, tuttavia, non è previsto il ricorso allo scostamento di bilancio la cui definizione non pare conciliabile con l'avvio dell'elezione del presidente della Repubblica. Una riflessione approfondita è comunque necessaria non solo a seguito del pressing leghista per un intervento corposo, richiesto ancora ieri da Matteo Salvini, ma soprattutto perché il caro-bollette sta colpendo la grande industria e l'agricoltura, oltre alle aziende di piccola taglia. Oggi al ministero dello Sviluppo il sistema Confindustria (rappresentato tra gli altri da Federacciai, Assovetro, Assocarta, Anfia, Federalimentare e Federchimica) incontreranno il titolare Giancarlo Giorgetti per chiedere misure che evitino il blocco degli impianti e la perdita di posti di lavoro nonché l'istituzione di un tavolo permanente a Palazzo Chigi. Come ricordato da Conflavoro Pmi, i costi dell'energia per le imprese aumenteranno di circa il 375% in un triennio, passando dagli 8 miliardi del 2019 ai 38 miliardi previsti per il 2022.

Ieri in audizione presso la commissione Industria del Senato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha tuttavia sottolineato che «è arrivato il momento di una strategia strutturale» in quanto «non credo che possiamo ogni trimestre tirare fuori del cash per mitigare una parte dell'aumento». Di qui la disponibilità di «somme importanti» a fronte di una review della politica energetica. In particolare, ha spiegato il ministro, 3 miliardi di euro possono giungere dalla cartolarizzazione degli oneri di sistema sulle bollette, mentre 1,5 miliardi dalle aste Ets. Altri 1,5 miliardi possono essere recuperati dalla riduzione degli incentivi sul fotovoltaico, da 1 a 2 miliardi dal taglio agli incentivi sull'idroelettrico e 1,5 dalla negoziazione a lungo termine delle rinnovabili. A questo si aggiungerebbe «l'aumento della produzione nazionale di gas» per ridurre l'import.

Tutte le altre ipotesi di intervento, però, dovranno essere concordate con Bruxelles. «Guardiamo alle ipotesi di revisione delle regole dei mercati europei - ha detto Cingolani - con il graduale spostamenti delle rinnovabili su mercati di contrattazione a lungo termine, non legati ai mercati del gas». Il governo, poi, «sta riflettendo su eventuali tagli dell'Iva sulle bollette, ma anche questi «devono essere affrontati con la Commissione europea». Allo studio anche l'utilizzo dell'extra-gettito delle accise dovuto all'aumento dei prezzi dei carburanti, 1,4 miliardi nel 2021. Il ministero dell'Economia, infine, «sta valutando la sterilizzazione degli oneri per le imprese sotto i 16,5 chilowattora che valgono 1,2 miliardi». Nuove centrali nucleari? «Non vogliamo e non possiamo farle», ha concluso Cingolani smentendo (forse per opportunità politica) le sue precedenti aperture. Non è il solo rebus: bisogna anche snellire gli iter autorizzativi e limitare i veti a livello locale sull'installazione di impianti per la produzione energetica da rinnovabili altrimenti l'obiettivo di 70 gigawatt di nuova produzione entro il 2030 non sarà raggiungibile.

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