Bolsonaro: via capo della polizia e ministro della Giustizia Moro

Temeva le inchieste sui figli. Rischia l'impeachment

Bolsonaro: via  capo della polizia e ministro della Giustizia Moro

San Paolo. Ognuno usa la crisi del coronavirus a piacere per fini a volte oscuri e in alcuni casi indegni. È il caso del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che ieri ha obbligato Sergio Moro, il giudice simbolo della Mani Pulite verde-oro, a rassegnare le dimissioni da ministro della Giustizia e della Sicurezza pubblica. Obbligato perché - nonostante la ridicola versione data dallo stesso Bolsonaro ieri sera in un discorso tv sommerso da milioni di brasiliani che battevano pentole al grido di «Fuori Bolsonaro!»- Moro aveva chiarito già l'altroieri che «se fosse stato mandato a casa il direttore della polizia federale, Mauricio Valeixo» lui avrebbe fatto le valigie. Detto fatto e allora ecco che ieri all'alba, il presidente ha addirittura ordinato di pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il siluramento del braccio destro di Moro in polizia, senza neanche la firma del giudice simbolo della lotta anticorruzione.

Non bastasse, durante l'annuncio della sua uscita di scena, Moro ha rivelato dettagli inquietanti sul modus operandi di Bolsonaro. «Il presidente mi ha detto più volte che voleva una persona del suo entourage in polizia, una persona che lui potesse chiamare e da cui ricevere rapporti di intelligence».

Un'intromissione illegale e che presuppone più di un crimine. «Non è il ruolo della polizia federale - ha spiegato bene Moro - fornire questo tipo di informazioni. Le indagini devono essere tenute indipendenti dal potere politico. Immaginate se durante la Lava Jato (l'Operazione che ha portato tra le tante anche alla condanna di Lula, ndr) un ministro, un direttore generale o un presidente, quindi all'epoca la presidente Dilma, avesse chiamato il sovrintendente di Curitiba (dove Lula è stato in carcere ed è nata la Lava Jato, ndr) per raccogliere informazioni sulle indagini». Per poi chiosare: «Il rispetto dell'autonomia delle forze di indagine e dell'ordine è un valore fondamentale da preservare nel nostro stato di diritto». Parole che pesano come pietre quelle di Moro e che fanno capire come «non ci sia più alcuna condizione per Bolsonaro di rimanere in carica» analizza il sito O Antagonista, una Bibbia per la lotta anticorruzione in Brasile.

Bolsonaro non solo ha commesso il reato di falso ideologico nel mandare via Valeixo perché Moro non ha firmato la decisione. Ma anche commesso il crimine di ostruzione alla giustizia, quando ha cercato di interferire nelle indagini. Il tutto con un solo obiettivo: salvare i suoi figli coinvolti in inchieste scottanti, di corruzione e milizie.

Se come probabile Bolsonaro non si dimetterà, già nelle prossime ore inizierà la 19esima richiesta di impeachment contro di lui, la prima seria perché questa volta chi lo accusa è autorevole, ovvero Moro. Il governo è comunque già finito perché senza appoggio popolare e viste le follie fatte in piena emergenza Covid - aveva un ottimo ministro della Sanità, Mandetta, e lo ha dimesso per motivi assurdi - resta solo di sapere la data esatta della fine.