Le bombe di Mosca sui colloqui. Strage a Kiev, colpiti gli uffici Ue

Le bombe di Mosca sui colloqui. Strage a Kiev, colpiti gli uffici Ue
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Ancora una volta. Ancora e ancora, senza remore o scrupoli. Alla faccia di chi ormai da anni parla di pace e di soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina. E, in questo caso, anche con l'aggiunta di una provocazione diretta verso chi questa guerra sta cercando di fermarla. L'ennesimo attacco indiscriminato da parte della Russia ha causato l'ennesima strage di innocenti. I missili di Mosca hanno colpito il centro di Kiev, lontano da basi o strutture o obiettivi militari. Missili lanciati per uccidere e seminare il terrore contro la gente comune. Una carneficina: sono 19 le persone uccise tra cui quattro bambini. Missili che hanno centrato palazzi residenziali senza nessun criterio bellico. Colpito anche l'edificio che ospita la delegazione Ue, uno schiaffo senza precedenti ai negoziati e alla diplomazia. E, se già il tutto non fosse gravissimo, in aggiunta ci sono le parole di Mosca che parla di "successo" nel definire l'attacco.

Le prime immagini della mattinata di Kiev mostrano civili insanguinati, ancora in pigiama, che fuggono tra le macerie dopo sono sepolti i copri di decine di persone. Un missile è caduto quando le operazioni di soccorso erano già iniziate, chiaro segnale della volontà omicida e distruttiva di Mosca. "Non stanno scegliendo di porre fine alla guerra, ma solo di lanciare nuovi attacchi", tuona Zelensky prima delle telefonate con i leader europei. "È fondamentale ora che il mondo risponda con fermezza. La Russia deve fermare questa guerra che ha iniziato e continua. Per il rifiuto del cessate il fuoco e per i continui tentativi russi di sottrarsi ai negoziati, sono necessarie nuove e severe sanzioni. Solo questo può funzionare. I russi capiscono solo la forza e la pressione. Per ogni attacco, Mosca deve subirne le conseguenze", ha detto il leader ucraino. "Questi missili e droni d'attacco russi oggi sono una chiara risposta a tutti coloro che, per settimane e mesi, hanno chiesto un cessate il fuoco e una vera diplomazia", ha aggiunto il presidente.

Si è trattato del secondo attacco aereo più vasto dall'inizio della guerra: 598 droni e 31 missili sono stati lanciati contro varie zone dell'Ucraina. Oltre alla capitale, pesanti raid anche in altre parti dell'Ucraina, specie a Vinnytsia e Zaporizhzhia. Tra i feriti anche una delle guardie del British Council a Kiev. "Il nostro ufficio è stato gravemente danneggiato e rimarrà chiuso fino a nuovo avviso", comunica lo stesso ufficio. "Il personale della nostra delegazione è al sicuro. La Russia deve cessare immediatamente i suoi attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili", ha tuonato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. "Inorridito" il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa che ribadisce come "l'Ue non si lascerà intimidire. L'aggressione non fa che rafforzare la nostra determinazione a stare al fianco dell'Ucraina". Sia Bruxelles che Londra hanno convocati l'ambasciatore russo.

E mentre a Kiev si scava tra le macerie e il bilancio ha continuato ad aggravarsi di ora in ora, il circo di Mosca ha dato un'altra volta il peggio di sé con una rappresentazione tragica più che farsesca. "È stato un successo", dice senza alcuna forma di vergogna il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che, come nulla fosse, dice anche che la Russia "resta interessata a proseguire il processo di negoziazione per risolvere la crisi ucraina". Da Putin in giù, che tutti abbiano gettato la maschera era ormai chiaro, tra propaganda e menzogne in serie. Ma dopo un attacco del genere, si sfocia nell'assurdo quando il ministero della Difesa di Mosca arriva a dire che il raid ha colpito "imprese del complesso militare-industriale e basi aeree militari ucraine".

Nel solco della strategia che è chiara a chiunque non sia schierato con l'aggressore per partigianeria o interessi più o meno occulti: fingere di voler negoziare, prendere tempo e continuare a seminare morte e distruzione in una guerra di invasione sempre più inaccettabile.

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