Il boss di Bareggio in cella per violenza. Si scava nel giardino a caccia del tesoro

Arrestato per calci in faccia alla ex. Ma i pm cercano i fondi neri

Il boss di Bareggio in cella per violenza. Si scava nel giardino a caccia del tesoro

«Ti strappo la giugulare». «Ti uccido a morsi». Si chiama Bareggio, è un paesone a est di Milano, piccole fabbriche, grandi campi di mais ed una malavita stolida e feroce peggio che a Locri. Un posto dove per anni, fino a una manciata di giorni fa, ha potuto imperversare uno come Franco Rigoli, nato qui accanto, a Magenta, ma con ascendenze calabresi. Che adesso è finito in carcere per una storia orrida di maltrattamenti alla sua donna, anni di pestaggi spietati subiti in silenzio. Ma Rigoli è anche indagato per tutt'altra vicenda, insieme al suo compare o ex compare Rocco Mongiardo, un tipo vulcanico che alla discoteca Dubai di Magenta portava squinzie e cantanti, oltre all'immancabile Fabrizio Corona: la Guardia di finanza lo definisce «contiguo al clan dei Musitano». Mongiardo finisce in galera a febbraio per una raffica di bancarotte, nelle intercettazioni dice a un commercialista «vengo lì e vi scanno a tutti». «Erano solo chiacchiere», dirà provatissimo in carcere ai pm Luca Gaglio e Roberto Fontana.

Quando viene arrestato Mongiardo, una troupe di Fuori dal Coro va sotto casa dell'arrestato: salta fuori lui, Rigoli, un massello di rabbia che nonostante la presenza delle Fiamme gialle assalta giornalisti e cameramen. Le immagini di Rigoli che fa il gesto «ti taglio la gola» irrompono in prima serata: «Vedi che con una morsicata la giugulare gliela stacco», ringhia.

Ma la visibilità mediatica è anche l'inizio della fine. Perché da quel momento le Fiamme gialle stringono il cerchio intorno all'uomo. Nel mirino ci sono i suoi rapporti con Mongiardo, le società svuotate di cui era «amministratore di fatto», e la sorte dei soldi spariti: al punto che dieci giorni fa i pm gli sequestrano casa e giardino perché ipotizzano che ci possa essere nascosto il malloppo dei due ex soci. Ma non è l'unico guaio per Rigoli. Perché tra i testimoni interrogati dai pm finisce anche la sua ex compagna, madre della sua quinta figlia. Che racconta una storia allucinante, di gelosia ossessiva, di violenza, di botte fino mai denunciate: ma confermate in pieno dai genitori della donna. Che una sera vengono chiamati al pronto soccorso e la trovano così: «Il viso di nostra figlia era totalmente tumefatto con evidenti lividi nella zona orbitale, aveva il viso deformato ed era quasi irriconoscibile». «Raccontava che a conciarla in quel modo era stato Rigoli che frequentava a nostra insaputa».

Le violenze continuano, prima e dopo la nascita della bambina: «Eravamo in macchina a Cusago - racconta la donna - lui iniziò a prendermi a pugni, io aprii la portiera lanciandomi fuori dall'auto. Lui mi afferrò per i capelli e mi tirò altri pugni». E ancora: dopo una sera passata con le amiche «la mattina dopo tornò e mi pestò a calci in faccia. In questa occasione mi fratturò il naso. Anche in questa occasione non mi recai in pronto soccorso ma un anno dopo subii un intervento perché avevo il setto nasale deviato». A fine luglio, Rigoli sparisce dalla circolazione, ma a settembre lo beccano, il giudice parla di «temperamento irrimediabilmente e ossessivamente incline alla commissione di attentati alla integrità personale e altrui».

E Mongiardo? È uscito dal carcere e mette su Instagram le sue foto a Gardaland.

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