La Brexit bloccata dalle toghe inglesi Schiaffo agli elettori

L'Alta corte accoglie il ricorso della Miller: l'uscita dalla Ue deve passare dalle Camere

La Brexit bloccata dalle toghe inglesi Schiaffo agli elettori

Londra La decisione dell'Alta Corte è arrivata ieri mattina pesante come una mazzata sulle spalle del governo britannico. E afferma che il primo ministro e il suo esecutivo non possono tagliar fuori il parlamento dalla Brexit, in parole semplici significa che il governo non può attivare il famoso articolo 50 del trattato di Lisbona in modo autonomo senza averne discusso con le due camere e senza aver sottoposto la decisione a un voto. Visto che era esattamente questo invece che la signora May intendeva fare, l'esecutivo presenterà appello contro la decisione attuale, ma la sentenza dell'Alta Corte preannuncia un periodo molto difficile per la premier e i suoi ministri.

La May aveva assicurato che il risultato referendario e i poteri del governo garantivano che le procedure d'uscita dall'Europa potevano iniziare senza aver bisogno di un voto parlamentare, ma un gruppo guidato dalla manager Gina Miller ha definito questo modo d'agire incostituzionale e ha portato il caso in tribunale che ha dato loro ragione.

«Il mio non è un tentativo di rovesciare il risultato del voto di giugno - ha dichiarato ieri Miller subito dopo la sentenza - siamo tutti leavers ora. Ma quello che il parlamento deve discutere è come ce ne andremo dall'Europa, in quali termini andremo a negoziare, che direzione prenderà il nostro governo».

I tre giudici dell'Alta Corte hanno spiegato che l'attivazione dell'articolo 50 cambia i diritti dei cittadini in modo fondamentale, perciò il governo non può agire senza l'autorizzazione del parlamento. Stringati i commenti ufficiali dell'esecutivo che ha promesso una nota dettagliata per lunedì.

«Non abbiamo intenzione di lasciare che questa decisione scombini la tabella di marcia che avevamo programmato - si è limitato a commentare un portavoce - siamo decisi a proseguire sulla strada che avevamo imboccato». Inutile dire però che tutto sarà più complicato d'ora in poi. Se in futuro la sentenza non verrà rovesciata, potrebbero passare molti mesi prima che la May sia concretamente in grado di attivare l'articolo 50. Il problema infatti non sarà l'attivazione, poiché sebbene una maggioranza di parlamentari abbia sostenuto la necessità di rimanere, ora sembrano decisi a rispettare la volontà espressa dagli elettori.

Quello che darà del filo da torcere al governo May saranno invece i termini dell'uscita, la disputa tra hard e soft Brexit. E sicuramente sarà molto difficile accontentare tutti, soprattutto i parlamentari fedeli a Remain che adesso hanno la possibilità di portare a casa un accordo migliore di quanto pensassero.

Se l'articolo 50 potrà essere attivato soltanto quando il parlamento si dichiarerà soddisfatto dei termini dell'accordo, Theresa May non riuscirà a mantenere la promessa di iniziare le trattative il prossimo marzo.

E tra gli analisti politici c'è già chi prevede elezioni anticipate. Preoccupato il leader dell'Ukip Farage, che teme un tradimento della politica nei confronti degli elettori. «Stiamo andando verso una Brexit a metà - ha dichiarato ieri - ho paura che si tenterà in tutti i modi di bloccare l'attivazione dell'articolo 50. Se così fosse, non hanno idea del livello di rabbia che susciteranno nell'opinione pubblica».

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