Brexit, promesse e ricatti. "Non torneremo indietro"

Lettera consegnata, via all'iter. Junker: «Ve ne pentirete» May: «No accordi economici? Niente aiuti sul terrorismo»

Brexit, promesse e ricatti. "Non torneremo indietro"

Una firma su una lettera che poi passa dalle mani del rappresentante inglese all'Unione Sir Tim Barrow al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Il lungo addio all'Europa è iniziato così, con la consegna di una semplice missiva. Il Premier inglese Theresa May l'aveva siglata già martedì sera perché potesse giungere in tempo a Bruxelles il giorno dopo, in contemporanea con il discorso che ha tenuto alla Camera dei Comuni per annunciare l'inizio delle trattative. «Oggi è un giorno storico dal quale non potremo tornare indietro, uno dei momenti più alti della nostra storia - ha detto ieri la May in Parlamento - il Governo mette in atto la volontà del popolo britannico, ma agisce anche per chiara e convinta volontà di questa Camera. Il processo invocato dall'articolo 50 del Trattato di Lisbona è quindi avviato e, in accordo con il desiderio del nostro popolo, il Regno Unito abbandona l'Unione Europea». May ha poi spiegato che d'ora in poi la Gran Bretagna prenderà le proprie decisioni in base alle proprie leggi - una delle poche certezze di quest'uscita è infatti l'abbandono della Corte di Giustizia Europea - e riprenderà il controllo delle questioni che «veramente interessano». Un addio con ricatto, visto che nella lettera al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ad un certo punto scrive: «In termini di sicurezza se non si raggiunge un accordo, vorrebbe dire che la nostra collaborazione nella lotta contro crimine e terrorismo ne risulterebbe indebolita». «Faremo di Brexit un'opportunità per costruire una Gran Bretagna più forte - ha sottolineato la Premier inglese - più equa, un Paese che i nostri figli e i nostri nipoti saranno fieri di chiamare casa». Un particolare accento è stato posto alle garanzie per i cittadini europei stranieri già residenti in Inghilterra. «Durante le trattative rappresenteremo gli interessi di tutte le persone che abitano nel Regno Unito compresi quei cittadini europei il cui status dev'essere ancora formalizzato dopo Brexit - ha promesso May - è mio preciso impegno ottenere l'accordo migliore per ogni singolo individuo in questo Paese». Mentre il Primo Ministro parlava, le televisioni di tutto il mondo mandavano in onda il momento della consegna della lettera a Tusk da parte di Barrow. Un documento di sei pagine in cui si auspica ancora «una collaborazione profonda e speciale» con l'Europa di cui la Gran Bretagna vuole rimanere «amica» e «fedele alleata» riconoscendo però le reciproche differenze e interessi. «La Gran Bretagna sta andando incontro ad un cambiamento storico - ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn - il problema è quale sarà questo cambiamento». A chiederselo sono anche i LiberalDemocratici, da sempre contrari a Brexit, che hanno accusato la May di «aver messo in moto una catena di eventi destinati a cambiare il Paese per sempre, senza avere in mente un piano preciso». «Abbiamo scelto di credere nella Gran Bretagna - ha detto la May- e nel fatto che i giorni migliori devono ancora arrivare». Decisamente rammaricato invece Donald Tusk. «Non c'è alcuna ragione per far finta che questo sia un giorno felice - ha detto ieri Tusk accettando formalmente la lettera della May». Il presidente della Commissione Jean Claude Juncker ha aggiunto: «È una scelta che rimpiangeranno». Gli fa eco la Merkel che aggiunge: «Non ci auguravamo questo giorno». Dopodiché, in una breve nota, Tusk ha promesso di iniziare le trattative per favorire un'uscita ordinata dall'Unione. «È nostro auspicio limitare i danni - ha spiegato Tusk- e minimizzare i costi per i cittadini, le aziende e gli Stati membri».

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