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Bruxelles, solo chiacchiere: è la resa dell'Europa all'Isis

Lo chiamano vertice, ma è l'ennesima farsa

Bruxelles, solo chiacchiere: è la resa dell'Europa all'Isis

Lo chiamano vertice, ma è l'ennesima farsa. Mentre il terrore fa strage nel cuore di Parigi, mentre l'Europa scopre che i super ricercati dell'Isis sono liberi di entrare e circolare nell'area Schengen, i ministri degli interni dei 28, riuniti ieri a Bruxelles per rimediare alle catastrofiche falle nella sicurezza, decidono ancora una volta di non decidere. Decidono di concedere assoluta libertà agli stati membri nell'applicazione di misure stringenti per rimediare ai buchi della sicurezza. E così mentre il ministro degli Interni spagnolo, Jorge Fernandez Diaz, garantisce a nome di tutti i colleghi l'impegno ad attuare immediatamente «controlli coordinati e sistematici alle frontiere esterne necessari per garantire la sicurezza dei cittadini», le solite fonti comunitarie chiariscono che tale impegno non sarà «legalmente vincolante». Ogni Stato potrà insomma continuare a fare come gli pare. Una leggerezza raccapricciante se si pensa che Abdelhamid Abaaoud, l'organizzatore dell'ecatombe di venerdì 13 a Parigi è stato libero in questi anni di muoversi liberamente tra Belgio, Francia e Siria. E non ha avuto problemi, quando ha deciso di guidare personalmente gli assalti alla capitale francese, a rientrare in Europa per spingersi fino al suo obbiettivo e rifugiarsi poi nel covo di Saint Denis. Ricordiamolo, quello di Abaaoud non era un volto qualsiasi.

Era comparso in un video dell'orrore dove il terrorista belga mostrava compiaciuto i corpi squartati di due nemici a Raqqa. Era il volto di un tagliagole 28enne che si vantava sulle pagine di Dabiq, la rivista online dell'Isis, di non esser stato riconosciuto - durante una precedente scorreria al confine tra Francia e Belgio - dal gendarme che l'aveva controllato. E come dimenticare i suoi tre compari arrivati come lui dal piccolo «emirato europeo» di Molenbeek, il sobborgo a due chilometri e mezzo dal centro di Bruxelles: già fermati, già indagati, già ripetutamente schedati da quelle forze di sicurezza belga che s'erano però dimenticate di diramare le informazioni ai colleghi europei. Per non parlare dell'insana decisione della scorsa estate di concedere - tra l'acclamante coro di politici, Merkel in testa, e di emozionate opinioni pubbliche - un'assoluta libertà di movimento al serpentone di profughi senza volto e senza identità. In quel serpentone oscuro si sono probabilmente nascosti Abaaoud e gli altri reduci della Siria diretti verso Parigi. In quel serpentone, per la retorica buonista simbolo dell'accoglienza europea, si nascondevano i massacratori di 130 europei. Eppure i ministri Ue non sanno ancora come mettere una pezza alle falle di Schengen. E paradossalmente a nasconderci l'assoluta vacuità delle decisioni prese ieri a Bruxelles è proprio Bernard Cazeneuve, il ministro degli interni francese. Mentre parla di «cambiamento epocale» si guarda bene dal chiarire che soltanto alla fine di quest'anno «la Commissione presenterà una proposta di riforma del codice Schengen» per rendere possibili «controlli sistematici e coordinati sui cittadini europei» in entrata o in uscita dai confini esterni. Ancora un altro mese.

Un mese in cui i terroristi saranno liberi di muoversi e uccidere.

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