"C'è il rischio di brogli all'estero Se vince il Sì voto da invalidare"

La denuncia del Comitato del No: ricorso alla Consulta Grillo al premier: è una scrofa ferita. E lui: non replico

"C'è il rischio di brogli all'estero Se vince il Sì voto da invalidare"

Mancano ancora undici giorni all'apertura delle urne per il referendum costituzionale del 4 dicembre, ma c'è già chi si mette avanti con il lavoro. Come il professor Alessandro Pace, capo di un comitato per il No, che annuncia ricorso contro l'esito referendario «se il voto all'estero risultasse determinante».

Solo in un caso, però, il professore chiederebbe di impugnare il risultato: nel caso in cui vincesse il Sì, spiega. Con il No, invece, niente ricorsi.

Alessandro Pace è un esimio costituzionalista che fa parte del gruppo «Libertà e Giustizia» insieme a personaggi come Gustavo Zagrebelsky e Sandra Bonsanti, impegnatissimi da anni sul fronte dell'antiberlusconismo militante. Pace si è in passato battuto come un leone su questo terreno, teorizzando ai tempi dei processi contro Silvio Berlusconi la «incostituzionalità» del legittimo impedimento del premier; o affermando che «la proprietà di emittenti televisive» deve determinare non solo la «incompatibilità» con ruoli di governo, ma financo la «ineleggibilità parlamentare» di Berlusconi. Ai tempi del «patto del Nazareno» firmò, in compagnia di personaggi del calibro di Beppe Grillo, Dario Fo o Gino Strada, un allarmato appello «contro la svolta autoritaria del duo Berlusconi-Renzi», nel quale si sosteneva che l'attuale premier stesse realizzando un malefico «piano» per conto del Cavaliere, piano che «va fermato con la stessa determinazione con cui fermammo Berlusconi». Oggi Pace è a capo del comitato di giuristi di sinistra per il No, e annuncia guerra giudiziaria in caso dovesse prevalere l'opinione cui è contrario. «Se il voto dei cittadini italiani all'estero dovesse rivelarsi determinante per la vittoria del Sì - afferma - allora impugneremo questa consultazione davanti all'ufficio centrale del referendum, che è un organo giurisdizionale, e si andrebbe davanti alla Corte Costituzionale».

Intanto Grillo lancia nuove contumelie contro il premier, definendolo «una scrofa ferita che attacca chiunque».

La risposta di Matteo Renzi non si fa attendere: «Hanno bisogno di fare polemica e di insultare tutti perché nel merito non sanno cosa dire: se entrano nel merito votano Sì anche loro». Quanto a Pace, «oggi quelli del No dicono che se perdono faranno ricorso», dice il premier. E aggiunge ironico: «Noi non faremo ricorsi e controricorsi, faremo una battaglia con il sorriso parlando del merito. Loro hanno paura di parlare del merito perché, se si capisce che la domanda è sul rendere il Paese più semplice, non ce n'è per nessuno. Il tentativo è di buttarla in rissa, la nostra reazione è calma e gesso, sorrisi e tranquillità».

Più duro il costituzionalista Giovanni Guzzetta: «Dispiace che colleghi come Alessandro Pace si facciano talmente prendere la mano dall'agone elettorale da lasciarsi andare ad argomentazioni che ci si aspetterebbe da gente come Beppe Grillo. Il terrorismo psicologico nei confronti degli elettori, forse porterà qualche voto in più, ma fa assumere una gravissima responsabilità storica». E il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni chiosa: «La buttano in caciara perché evidentemente non sono convinti di vincere».

Intanto il Tar del Lazio boccia seccamente l'ennesimo ricorso contro il quesito del referendum presentato dall'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida: inammissibile per «difetto assoluto di giurisdizione», dice il Tribunale amministrativo, bacchettando il giurista.

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