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"Cambiare il maggioritario? Solo per migliorarlo"

Il leader di Noi con l'Italia conferma: "Un ruolo per i moderati è possibile ma nel bipolarismo"

"Cambiare il maggioritario? Solo per migliorarlo"

Onorevole Lupi il «centro» è affollato di sigle e simboli. Non saranno troppi?

«Il proliferare di partiti di ispirazione liberale e moderata dimostra essenzialmente la necessità di una politica responsabile e concreta. Questo aggregatore, però, non può essere una manovra di palazzo. Deve nascere dal basso, dal dialogo con la società civile, dal rappresentare la ricchezza della sua vita».

Qualcuno ha maliziosamente paragonato il grande centro a un grande pollaio.

«Non mi piace questa definizione di pollaio. È irrispettosa. In fondo da Renzi a Cesa, da me a Toti, tutti stiamo cercando di impegnarci per trovare un'adeguata formula rappresentativa della società. Però la sostanza la condivido. Il centro non può essere soltanto una somma di sigle».

Quindi cosa manca al centro per emergere politicamente?

«Basta guardarsi indietro e interrogare la Storia. Da don Sturzo a Berlusconi i partiti funzionano solo se sono espressione della società civile. Ecco, se vogliamo, si può dire che il soggetto politico aggregatore deve innanzitutto essere un partito popolare, proprio nell'accezione sturziana».

C'è chi dice che un centro si possa organizzare meglio con una riforma elettorale in senso proporzionale.

«Crede davvero che l'elettore possa sceglierci se ci nascondiamo dietro tante sigle diverse unite soltanto per il voto?»

Non cambierebbe dunque la legge elettorale?

«Si può migliorare. Rendere più facile la rappresentanza dell'elettore. Ma anche in questo caso la Storia è maestra: è sempre accaduto che le riforme elettorali fatte per favorire la propria parte hanno finito per essere un vantaggio per gli avversari».

Prodi difende il maggioritario. Lo definisce l'unica garanzia di governabilità mentre Brunetta parla di un «bipolarismo bastardo» A chi si sente più vicino?

«La governabilità è una conquista del maggioritario. Noi con l'Italia c'era nella coalizione del centrodestra nel 2018, ha avuto eletti grazie al maggioritario e per questo siamo sempre stati leali e coerenti con la coalizione di centrodestra».

Altre formazioni centriste sono nate a legislatura già avviata.

«Esatto. Operazioni di palazzo che sicuramente non sono la traduzione delle reali esigenze dell'elettorato».

Ad esempio Toti e Renzi si stanno avviando alla creazione di un unico gruppo parlamentare.

«Toti fa le sue scelte. Di sicuro non ritrovo in Renzi la matrice del Partito popolare visto che a Bruxelles Italia viva siede nel gruppo Socialisti e democratici, non certo nel Ppe».

Ora però la Meloni e Salvini dicono che il centrodestra non c'è più.

«Cogliamo questa occasione per ritrovare cioè che unisce la nostra alleanza rispettando e valorizzando le diversità politiche che sono una ricchezza per una coalizione come fece Berlusconi dal' 94. Nei territori il centro destra c è A livello nazionale Noi con l'Italia è disponibile per ritrovare la forza della proposta politica di centrodestra».

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