Campagna acquisti di Renzi: regala poltrone e va alla conta

Il premier se ne infischia del bon ton e raschia il fondo del barile a caccia di voti: offerte a verdiniani, autonomisti e pure Tosi

Campagna acquisti di Renzi: regala poltrone e va alla conta

Lo schiacciasassi è partito, come annunciato. Matteo Renzi non va per il sottile e punta l'intera sua posta (fin d'ora perdendo credibilità) sulla riforma costituzionale da condurre in porto entro metà ottobre. A farne le spese non solo la minoranza del Pd, ancora irremovibile, e costretta alla conta alla prossima direzione, convocata dal segretario per lunedì, giusto alla vigilia dell'approdo in aula del testo, che il capogruppo Zanda chiederà per il 22 settembre.

Muro contro muro. Renzi sfonda anche il rituale, che mai finora aveva consentito che su questioni del genere si esprimesse, votando, la direzione del partito. Non è però questa, l'unica e la più eclatante delle forzature della rischiosissima mano di poker a carte scoperte. Il premier decide di infischiarsene del bon ton e raschia il fondo del barile nella sua oscena campagna acquisti stile-calcio. Il motivo è racchiuso nel bluff mediatico, che lo staff di comunicazione di Palazzo Chigi porta avanti fin da giugno: ora premendo sui ribelli del Pd, ora dando per scontati i numeri in aula e commissione, ora additandoli al pubblico ludibrio (come il Corsera di qualche giorno fa, con tanto di faccine di chi è sospettato di non votare un caloroso «sì» al ddl Boschi).

Invece il Re è nudo, e lo si vede miseramente ora che il premier è riuscito - a che prezzo? - a riconquistarsi i diciannove voti degli autonomisti di Karl Zeller (non a caso il tenore di vita e i privilegi cittadini nella Provincia di Bolzano da decenni sono splendidi). Ieri nel primo pomeriggio è stata la volta del sindaco di Verona, Flavio Tosi, ricevuto in pompa magna a Palazzo Chigi. «Renzi aveva previsto già sabato un colloquio con Tosi a Verona a margine di altre iniziative poi annullate per la partenza del pdC per la finale degli Us Open a New York», recita un zelante comunicato stampa. Ma la realtà si manifesta poche ore dopo, quando Patrizia Bisinella, componente della commissione Affari costituzionali, nonché compagna ufficiale di Tosi da qualche settimana, dice d'esser pronta a votare «sì». Del «cerchio magico» tosiano dovrebbero far parte anche le senatrici Emanuela Munerato e Raffaela Bellot, da ieri votate fieramente alla causa delle riforme «per cambiar verso».

L'8 settembre scorso il (da poco) separato Tosi e la Bisinella erano stati avvistati e fotografati nelle acque salentine di Guagnano in atteggiamenti affettuosi dai paparazzi di riviste rosa. Particolare evidentemente non sfuggito ai disperati bird-watcher renziani, in questi giorni alla caccia d'ogni voto. Tra i recuperi nelle ultimissime ore dovrebbero esserci anche un pugno di seguaci di Alfano, considerato che il trio Formigoni-Giovanardi-Compagna è ancora irremovibile. I cinque (probabilmente pescati tra i calabresi di Gentile con in aggiunta, forse, il molfettese Azzollini) avrebbero avuto rassicurazioni sul futuro. Qualcuno la promessa di uno strapuntino da sottosegretario nel prossimo rimpasto, che Renzi prevede di fare solo a risultato raggiunto (masssima ottimizzazione del do ut des ). Nel frattempo, sono sguinzagliati in queste ore anche i verdiniani, che parrebbero in trattative con un paio di azzurri: si tratta di senatori già in procinto di seguire Verdini nel gruppo di Alleanza liberal-popolare, ma poi frenati dalla paura. Anche in questo caso, sono fioccate promesse di poltrone più o meno confortevoli. Renzi va così alla sua partita finale con il pallottoliere che da ieri sera segna stabilmente quota 160. Al punto da consentire ai dirigenti dem di rilassarsi davanti a un prosecchino con mandorle sgusciate, alla buvette : «Sui numeri siamo sicuri, ormai ci sono». Lo spergiurano da mesi, ma va ricordato tuttavia che la maggioranza da raggiungere è dei presenti. Quando si tratterà di votare molti avranno impellenti urgenze fuori aula.

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