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Quel "campo inerte" in balia degli eventi

Il Generale si porta dietro una montagna di contraddizioni: se è fuori dall'alleanza il centro-destra perde; se è dentro vince

Quel "campo inerte" in balia degli eventi

Che le divergenze sulla legge elettorale e l’effetto Vannacci abbiano messo sottosopra il centro-destra è un dato acclarato. Dopo la sconfitta a Montecitorio la Premier - caparbia nel carattere e nello spirito - riproporrà a Palazzo Madama l’emendamento sulle preferenze per imporlo a quel pezzo della coalizione - forzisti e leghisti - che non è d’accordo. Se al Senato l’operazione andasse in porto, metterebbe la fiducia nel terzo passaggio alla Camera lasciando agli oppositori una sola chance: bocciare nell’ultimo voto a scrutinio segreto l’intera legge. Grosso rischio, grossa responsabilità. Al contrario in quell’occasione Vannacci potrebbe tornare a votare la fiducia al governo: è quello che la premier chiede per aprire un dialogo. Ma il Generale si porta dietro una montagna di contraddizioni: se è fuori dall’alleanza il centro-destra perde; se è dentro vince. Anche in quest’ultimo caso ci sarebbero comunque crisi di rigetto: è già in atto una competizione a destra (il dibattito sulla legittima difesa docet) e il suo ingresso sposterebbe il baricentro della coalizione ancora più a destra sul programma, sui valori e sulla composizione del gruppo dirigente. “A parte la distanza sui principi e sulla politica estera - spiega Nazario Pagano, forzista presidente commissione affari costituzionali - Vannacci è un problema in sé. È già al 10% e se entrasse nell’alleanza pretenderebbe molti seggi: a quel punto molti di noi, dico molti, dovrebbero lasciare il posto ai suoi”.

Il Generale, quindi, è “un problema” di difficile gestione, dai mille risvolti. È come un asteroide che colpisce il pianeta centro-destra e ne cambia il volto determinando la scomparsa o l’esodo dei vecchi abitanti. Ti aspetteresti quindi che gli avversari si attrezzassero, stessero al passo delle dinamiche innescate dalla nuova variabile politica. Invece niente: il campo largo è inerte, è un campo inerte. È rimasto indietro, non coglie le novità, non si attrezza e rischia di essere travolto: se il Generale restasse fuori dalla coalizione avversaria avrebbe buone probabilità di imporsi senza merito; se, invece, nell’altro campo fosse stipulata un’intesa il suo destino sarebbe segnato.

Il suo è un atteggiamento passivo. Di chi non reagisce. Di chi è in balia degli eventi. Bloccato nelle questioni interne, statutarie, come se non fosse una coalizione politica ma il circolo degli scacchi o della caccia. Continua il tran tran primarie sì, primarie no. Si parla di un traghettatore. Le foto sono sempre a quattro e lasciano un grande spazio vuoto. Soprattutto, non c’è il soggetto di centro che dovrebbe raccogliere l’elettorato moderato del centro-destra che potrebbe andare in crisi con il Generale e chi lo auspica resta inascoltato: rimane una foresta di cespugli che tardano a mettersi insieme bloccati dall’ego delle ambizioni e che non ha il peso necessario per spostare il campo largo più al centro in modo da sfruttare le contraddizioni del campo avverso. Nel virtuosismo della politica dovrebbe essere una reazione automatica. Invece vengono alla luce meccanismi arcaici. Per cui non è detto che l’asteroide Vannacci non colpisca pure l’altro pianeta della politica italiana e determini l’estinzione dei dinosauri.

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