Cantone procuratore a Perugia spaventa le toghe romane

Csm spaccato, l'ufficio umbro indaga sui pm capitolini Ilno dell'area Davigo. Quel veto di Palamara in chat

Cantone procuratore a Perugia spaventa le toghe romane

Targato politicamente o indipendente? Sulla questione si spacca il Csm, prima di nominare Raffaele Cantone nuovo procuratore di Perugia, con 12 voti di Area e laici di M5s, Lega e Forza Italia, contro gli 8 di Magistratura Indipendente e della corrente di Piercamillo Davigo, Autonomia&Indipendenza, che vanno all'aggiunto di Salerno Luca Masini. Non vota il vicepresidente David Ermini, assente in quel momento il procuratore generale Giovanni Salvi.

Sarà dunque l'ex presidente dell'Anac, nominato da Matteo Renzi, a dirigere la procura che ha competenza sulle inchieste che riguardano magistrati di Roma, come nel clamoroso caso Palamara scoppiato un anno fa. Un ruolo particolarmente delicato sul quale si astengono i 3 consiglieri e il primo presidente della Cassazione Giuseppe Mammone, tutti di Unicost, la corrente appunto dell'ex presidente dell'Anm indagato. Nelle chat che hanno rivelato il traffico di nomine a Palazzo de' Marescialli e i colloqui con politici renziani come Luca Lotti e Cosimo Ferri, Palamara dice che per nessuna ragione Cantone deve diventare procuratore di Perugia.

Nella prima nomina importante dopo la bufera che ha travolto il mondo delle toghe il Csm fa l'opposto e difficilmente è un caso. Con la riforma dell'organo di autogoverno della magistratura del ministro Bonafede, accelerata proprio dall'inchiesta di Perugia, la scelta di Cantone sarebbe stata impossibile, perché prevede che chi è stato fuori ruolo non possa candidarsi a incarichi direttivi per 2 anni. Ma ancora non è legge e nel dibattito infuocato in plenum il presidente della Commissione Direttivi Mario Suriano (Area), relatore della proposta su Cantone, avverte: «Non si può dubitare dell'indipendenza di Cantone. Dalle chat vediamo che non doveva andare a Perugia, secondo persone vicine al presidente del Consiglio che lo nominò all'Anac».

Opposta la battaglia di Davigo, da sempre anti-Cantone, convinto che la corruzione non si combatta con la prevenzione di una Autorità «amministrativa», ma con le indagini delle procure. Nino Di Matteo, eletto da indipendente con A&I, dice che Cantone «ha ricoperto un incarico prestigioso di natura politica, visto che la nomina di presidente dell'Anac muove da una delibera del Consiglio dei ministri» ed è inopportuno che «vada a dirigere proprio quella Procura competente sui magistrati in servizio a Roma e su ipotesi di reato che possono riguardare a vario titolo politici o ambienti di potere romano inevitabilmente vicini e connessi a quella stessa compagine politica che fu decisiva nella sua nomina». Si riferisce direttamente alla vicenda Palamara. L'altro argomento usato dai sostenitori di Masini, che nelle chat non viene nominato e ha al suo attivo una carriera da procuratore aggiunto a Salerno negli ultimi 4 anni, è il fatto che Cantone non abbia esperienza direttiva, ma solo di pm a Napoli dal 1999 al 2007, prima di diventare capo di una struttura anticorruzione con 400 persone e oggi al Massimario in Cassazione. Davigo cita il Testo unico della dirigenza che chiede per un incarico come questo l'esperienza da pm: «Masini lo è stato per 17 anni in 5 procure, al nord e nel centrosud, Cantone per 15 anni è stato requirente solo a Napoli e ha smesso da 12 anni, l'Anac non rientra tra le esperienze fuori ruolo indicate dall'articolo 13 del Testo unico». Di Matteo rincara la dose: «A Perugia bisogna garantire l'apparenza dell'imparzialità da fattori esterni che possano influenzare l'attività del magistrato». Per lui, la «colpa» di Cantone è di «essere stato indicato anche come possibile premier».

Giuseppe Cascini di Area insiste, ricordando che Raffaele Cantone è stato pure coordinatore del settore penale del Massimario. Ha un pedigree di tutto rispetto. E sarà lui il procuratore di Perugia.

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