La prima cosa che noti entrando nella boutique Max Mara inaugurata lo scorso maggio in Avenue Montaigne è la sensazionale scala a forma di elica del DNA che l'architetto Sophie Hicks ha fatto fare in Italia perché anche lei pensa che i nostri manufatti siano insuperabili. L'intero negozio è un omaggio all'arte del fare italiana con un occhio di riguardo all'architettura brutalista del primo stabilimento di Max Mara costruito nel 1951 da Euegeno Salvarani e oggi sede della Collezione Maramotti di arte contemporanea. Da qui l'idea di raccontare i cappotti della linea Atelier come opere architettoniche, luoghi da vivere e habitat del corpo. "Sono spesso grigi come gli edifici progettati dagli architetti contemporanei" dice infatti Laura Lusuardi, storica fashion coordinator di Max Mara e massima esperta al mondo nella progettazione del paltò.
I diciotto che ha presentato ieri mattina sono fatti per durare una vita e in materiali speciali come il lama che sembra un normale tessuto a navetta, ma una volta addosso è leggero e caldo come un piumino. Parigi è in fermento per l'asta dell'archivio personale di Martin Margiela il più misterioso dei geni della moda, l'unico che non si è mai fatto intervistare.
Per la prima volta un designer vivente vende il suo archivio personale
(oltre 200 lotti che ripercorrono la sua carriera dal 1984 fino al 2008) collaborando direttamente con la casa d'aste (Maurice Auction in collaborazione con Kerry Taylor Auction). L'appuntamento è per il 9 luglio alle 14.