È morto ieri sera a Roma il cardinale Camillo Ruini. Era nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931. Ordinato sacerdote nel 1954, era stato creato cardinale da Papa Giovanni Paolo II nel 1991. Si trovava in condizioni critiche da maggio, ma aveva deciso di restare a casa, dove era assistito da medici e infermieri.
"Ho vinto un referendum". Quasi nessuno può permettersi di pronunciare una frase così senza essere tacciato di megalomania o di mitomania. Camillo Ruini, morto ieri all'età di 95 anni, poteva permetterselo. Il referendum era quello del 2005 sulla fecondazione assistita e la campagna per l'astensionismo dell'allora presidente della Cei lo affossò, impedendo il raggiungimento del quorum. La strategia vincente del cardinale di Sassuolo ridiede alla Chiesa italiana quel ruolo guida nella società perduto ormai da troppi anni e ribaltò, per la prima volta, la cattiva sorte dei cattolici con i referendum.
In quell'occasione il grande sconfitto fu il suo ex amico Romano Prodi che provò a contestare la linea della Cei proclamandosi "cattolico adulto" ed andando a votare. E pensare che era stato proprio "don Camillo" ad unire in matrimonio il professore bolognese con la sua amata Flavia. Poi la rottura sulle macerie della Dc nel 1994, quando Ruini propose a Prodi di guidare il Ppi e l'altro rifiutò per inseguire l'ambizione di diventare il volto presentabile della coalizione a trazione postcomunista. Il cardinale rimpianse la fine dell'unità politica dei cattolici (da lui stesso dichiarata formalmente in una riunione Cei a Loreto del 1995), ma il "ruinismo" trovò terreno fertile proprio nell'Italia del bipolarismo. Candidati "ruiniani" si trovavano sia nelle liste del centrosinistra che in quelle del centrodestra. Ma è con quest'ultima coalizione ed in particolare con il suo leader Silvio Berlusconi che il presidente Cei stabilì un rapporto privilegiato sulla base della difesa dei cosiddetti principi non negoziabili.
La politica è stata sempre il pallino del prelato emiliano e nel suo lungo periodo al vertice dei vescovi italiani (segretario generale dal 1986 e poi presidente dal 1991 al 2007) non lo ha mai nascosto, coerente con lo slogan di una vita: "meglio contestati che irrilevanti". Fino all'ultimo ha continuato ad interessarsi all'evoluzione della politica. Stimava Meloni e Giorgetti. Ruini è stato un protagonista della storia d'Italia e non solo della storia della Chiesa italiana. Questo lo ha reso un personaggio unico in questa prolungata stagione di irrilevanza cattolica nel dibattito pubblico. Ma la sua fama di vincente in patria, paragonabile a quella del suo grande mentore Giovanni Paolo II nella Guerra fredda, lo aveva reso un punto di riferimento anche per il resto del collegio cardinalizio. Basti pensare che il suo nome fu decisivo per risolvere il conclave del 2005: i voti necessari all'elezione di Joseph Ratzinger arrivarono soltanto quando i cardinali progressisti capirono che se il tedesco non ce l'avesse fatta, avrebbero potuto beccarsi il ben più decisionista Ruini. Qualche cardinale conservatore, di fronte alle dimissioni di Benedetto XVI, commentò amaramente in privato: "Ah, se avessimo eletto Ruini quella volta".
Il "suo" Papa fu senz'altro Giovanni Paolo II che nel giovane vescovo ausiliare di Reggio Emilia riconobbe "un uomo di polso, come lui" e lo appoggiò sin dal convegno ecclesiale di Loreto del 1985. La scommessa della nuova evangelizzazione divenne il manifesto programmatico del tandem Ruini-Wojtya per l'Italia. Un episodio emblematico di quanto pesò il rapporto fiduciario tra queste due personalità si ebbe nel 2007 quando, alla fine del suo mandato alla Cei, l'allora segretario di Stato Tarcisio Bertone scrisse un'inusuale lettera al suo successore Angelo Bagnasco per "riprendersi" la competenza dei rapporti con la politica italiana. Di Giovanni Paolo II diceva di percepire la santità già in vita. Di Ratzinger, che stimava, non capì né condivise la rinuncia. Da Bergoglio rimase spiazzato e deluso, non immaginandolo così "a sinistra".
Poco più di un anno fa, la sua presenza alle congregazioni pre-conclave non passò inosservata agli occhi dei più giovani e inesperti cardinali. Curvo, in sedia a rotelle, ma lucido e preciso nel tracciare il suo identikit di Papa ideale. L'elezione di Leone XIV lo ha rassicurato: "Ora la Chiesa è in buone mani", ha confidato. Ruini è morto in pace al quarto piano del Pontificio Seminario Romano Minore, nella diocesi di cui fu vicario per 17 anni. Al suo fianco la storica collaboratrice Pierina e l'efficiente segretaria Mara. In un libro sul tema dal titolo C'è un dopo? il cardinale aveva raccontato il suo primo incontro con la morte, quando da giovane sacerdote dovette comunicare ad una madre che il suo giovane figlio era morto davanti a lui in un incidente stradale.
"Il suo volto era stravolto dalla sofferenza - scrisse Ruini - poi ha detto semplicemente: La Madonna ha sofferto di più. Le parole sono state esattamente queste, le sento ancora dentro". Parole di una fede rocciosa che devono aver accompagnato il cardinale fino alla fine del suo straordinario pellegrinaggio sulla terra.