Vaticano

Casarini, la Cei e Avvenire. Una rete tra soldi e potere che ora imbarazza la Chiesa

Invano sul sito di Avvenire si cercherebbe oggi un accenno al caso che sta investendo la Chiesa italiana proprio sul tema dei rapporti con Casarini e il suo staff

Casarini, la Cei e "Avvenire". Una rete tra soldi e potere che ora imbarazza la Chiesa

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Casarini, la Cei e "Avvenire". Una rete tra soldi e potere che ora imbarazza la Chiesa

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«Papa Francesco incontra i soccorritori di Mediterranea, contate su di me», 10 aprile 2020. «Papa Francesco incontra i soccorritori di Mediterranea», 22 marzo 2023. «Il Papa e le Ong dei soccorsi, non ci fermeranno, politiche scellerate», 25 settembre 2023. «Luca Casarini, tra i migranti in mare ho riscoperto il mio essere cristiano», 4 ottobre 2023.

Sono tutti titoli di Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che raccontano in modo inequivocabile il rapporto privilegiato che la Chiesa, a partire da Papa Bergoglio, ha creato in questi anni con Mediterranea, la ong dell'ex antagonista veneziano Luca Casarini. Ma invano sul sito di Avvenire si cercherebbe oggi un accenno al caso che sta investendo la Chiesa italiana proprio sul tema dei rapporti con Casarini e il suo staff. Rapporti di militanza comune, di propaganda, e di soldi. Con i fondi del Vaticano che finiscono con ripianare i bilanci di Mediterranea, svuotati da Casarini usando per fini personali contanti e bancomat (compresso il cinema con i figli).

A raccontare in diretta la rete tra Casarini e il Vaticano sono le intercettazioni compiute dalla Guardia di finanza per conto della Procura di Ragusa, nell'indagine per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico di Mediterranea. Da alcuni giorni il quotidiano La Verità sta dando conto di quanto emerso nelle intercettazioni delle «fiamme gialle». Sono rivelazioni destinate a dare voce a chi accusa da tempo i vertici vaticani di una sorta di deriva movimentista, soprattutto sul tema dell'immigrazione. Anche a costo di legarsi a un personaggio come Casarini, protagonista del sanguinoso G8 di Genova nel 2001. E responsabile, secondo le indagini della procura ragusana, di gravi violazioni delle leggi sugli interventi in mare.

A tessere i rapporti con le gerarchie ecclesiastiche è, insieme a Casarini, un sacerdote: Mattia Ferrari, sedicente «cappellano di bordo» della Mar Jonio, la nave utilizzata da Mediterranea per i soccorsi in mare. È don Ferrari a vantarsi dei risultati raggiunti, «abbiamo ottenuto che Papa Francesco ha speso parole di elogio enorme per Mediterranea, e ha fatto esporre la croce e il giubbotto di Mediterranea nel palazzo apostolico». Dopo un omelia di Bergoglio, il cappellano della Mar Jonio può addirittura proclamare: «Casarini è diventato il ghost writer di Papa Francesco».

Forte dell'appoggio del Pontefice, la ong di Casarini incamera finanziamenti a pioggia, grazie anche ai contatti diretti con due vip vaticani: i vescovi Giovanni Ricchiuti e soprattutto Matteo Zuppi, attuale presidente della Cei. Secondo La Verità, grazie a questi contatti Mediterranea avrebbe incassato circa due milioni di euro in due anni. Non direttamente dal Vaticano, anche per i dubbi dell'elemosiniere Konrad Krajewski, ma attraverso Curie, parrocchie, associazioni territoriali.

Le intercettazioni raccontano dall'interno anche la oculata strategia mediatica dei capi di Mediterranea, basata su rapporti privilegiati con giornalisti di quotidiani e testate televisive. Un giudizio particolarmente severo, nelle informative della Guardia di finanza, viene riservato a un cronista di Avvenire, accusato di fornire un «aiuto ricattatorio nei confronti di alti prelati» per aiutare la Ong di Casarini a raggiungere i suoi obiettivi.

Le accuse che hanno portato Casarini e quattro dei suoi collaboratori sotto processo nascono dall'ingente somma che Mediterranea incassò in cambio del trasbordo sulla Mar Jonio di 27 migranti. Ma è chiaro che a mettere in imbarazzo il Vaticano è anche, e sopratutto, la figura di Casarini, che ancora ad aprile scorso, quando il canale con Bergoglio era già operativo, minacciava così il ministro dell'Interno e un suo predecessore: «Marco Minniti e Matteo Piantedosi ieri a Napoli avete goduto della protezione dei manganelli per fare la vostra passerella. Ma siete responsabili dell'orrore. E i manganelli non vi salveranno per sempre».

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