A un passo dal processo per dossieraggio, è tutti contro tutti. Con i giornalisti implicati nel caso Striano, che chiedono di essere interrogati per raccontare la loro verità sul verminaio dell'Antimafia, quel sistema di spioni che si è instillato nel tempio sacro della legalità e ha setacciato migliaia di file riservati dalle banche dati, informazioni coperte da segreto trasformate in esclusive giornalistiche al fine di colpire i politici del centrodestra.
Nei prossimi giorni, Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia, del team delle inchieste del quotidiano Domani, saranno sentiti dal procuratore aggiunto capitolino Giuseppe De Falco e dalla pm Giulia Guccione, che li accusano di accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto in concorso con l'ex finanziere Pasquale Striano e con il magistrato antimafia in pensione Antonio Laudati. La loro posizione, infatti, si è aggravata rispetto al quadro delineato nella prima fase dell'indagine, quando il fascicolo era in mano al procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone, che ha scoperchiato il vaso di Pandora su quelle condotte illecite messe in atto alla Superprocura dal 2018 al 2022, sotto la guida di Federico Cafiero De Raho (nella foto), il pentastellato che sostiene di non essersi mai accorto di ciò che accadeva in quegli uffici, in cui Striano saccheggiava i sistemi analisti, venendo in possesso di migliaia di documenti secretati su vip e politici, la quasi totalità appartenenti alla maggioranza di governo, che poi finivano sulla prima pagina di Domani.
Nelle contestazioni del filone investigativo perugino, i tre cronisti erano considerati richiedenti le informazioni al finanziere, ma gli approfondimenti disposti dai pm romani De Falco e Guccione avrebbero accertato che i giornalisti indagati sono da considerarsi gli "istigatori" delle condotte illegali di Striano, in un disegno criminoso che, grazie a "un rapporto esistente e perdurante quantomeno dal 2012" tra Striano e Tizian, ha spinto il servitore dello Stato a mettere in atto una consultazione "compulsiva" delle informazioni sulle banche dati della Dna e della Finanza, per fornire loro centinaia di documenti coperti da segreto, attraverso cui venivano poi cucinate le notizie contro gli avversari politici. Accuse che i cronisti indagati rimandano al mittente. E allo stesso Striano, il cui coinvolgimento è nero su bianco, visto che ogni intrusione abusiva nel sistema analisti riporta la sua chiave di accesso ed è già di fatto una prova documentale.
La micidiale combinazione della sfilata in Procura dei giornalisti con il quadro probatorio pesante e l'imminente richiesta di processo, potrebbe a questo punto spingere il finanziere a rompere il silenzio, per non correre il rischio di fare da capro espiatorio di un "sistema".