Cavaliere, torniamo liberali Al Quirinale candidi Martino

Un consiglio (non richiesto) a Berlusconi: indichi così i principi a cui dovrebbe tendere il suo movimento

Cavaliere, torniamo liberali Al Quirinale candidi Martino

Per la quarta volta Silvio Berlusconi e il suo partito si troveranno a votare per il presidente della Repubblica, senza disporre di una maggioranza. Quindici anni fa Berlusconi fece un passo veloce verso la candidatura di Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2006 decise di non votare Giorgio Napolitano, sette anni dopo si convinse che era necessario. I giochi parlamentari che si apriranno con le prossime dimissioni di Re Giorgio, sono imprevedibili, come sempre.

Ci permettiamo di dare un consiglio non richiesto al leader del principale partito di centrodestra. Scelga un liberale. Indichi così i principi a cui dovrebbe tendere il suo movimento. Una figura di questo tipo, Silvio Berlusconi, ce l'ha in casa: Antonio Martino. È un economista, ha sposato un'affascinante signora americana, ha fatto il ministro degli Esteri e quello della Difesa, è stato tra i primi ideologi di Forza Italia nel 1994, è sempre stato leale, mai un cameriere. Quando in Israele si chiedevano cosa fosse questo strano governo con i «neofascisti» di Fini, c'era Martino a spiegare il Dna liberale dell'esecutivo. Quando gli americani hanno avuto dubbi sulla nostra tenuta atlantica, ci fu Martino a spiegare dove eravamo. Euroscettico, veniva definito dai fenomeni della moneta unica. Solo perché ne vedeva le criticità che poi, puntualmente, si sono manifestate. Oggi sa che uscire dalla moneta unica potrebbe comportare più guai che benefici. Ha un senso istituzionale straordinario, speculare alla sua incapacità di ritenersi fino in fondo appartenente ad un partito. Ama l'Italia come pochi, ma si preoccupa del suo accento quando parla alle Nazioni Unite con un'inflessione che dà una pista anche ai canadesi. Martino è oggi l'unico vero erede di Luigi Einaudi con però un irrimediabile difetto: non farà nulla perché si creino le condizioni di una sua candidatura.

Berlusconi tra poco entrerà nel frullatore delle trattative. Come nel caso della rielezione di Napolitano, in molti gli faranno presente che un accordo con la sinistra gli potrà garantire chissà che cosa. Tutte balle. L'ex presidente del Consiglio si tiri fuori da quello che un tempo egli stesso definiva il teatrino della politica e provi a candidare Martino. Anche se l'operazione non dovesse riuscire, sarebbe comunque meglio che sentirsi tra qualche anno complice di aver eletto un nuovo presidente alla Napolitano. O no?