Il centrodestra stana la sinistra sul ddl Zan. E Mattarella non lo cita

Il Colle sull'omofobia: "Uguaglianza sancita dalla Carta". Scontro al Senato sui tempi

Il centrodestra stana la sinistra sul ddl Zan. E Mattarella non lo cita

Un discorso super partes sulla lotta alle discriminazioni sessuali, che scende dal Colle senza lambire il ddl Zan, oggi nuovamente terreno di scontro al Senato. Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia, nel ricordo del 17 maggio 1990 in cui l'omosessualità è stata esclusa dall'elenco delle malattie mentali per essere definita «una variante naturale del comportamento umano».

Come ogni anno, Sergio Mattarella (nella foto) ribadisce il «rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza» e la «centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue». Rifiuta «disprezzo» e «fanatismi inaccettabili», ricorda le vittime. Fino all'appello: «Le attitudini personali e l'orientamento sessuale non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana». Parla di Costituzione e Carta dell'Ue, ma non usa mai la parola «legge». Non c'è alcun riferimento, sia pur velato, al ddl Zan, in acerba discussione in commissione Giustizia al Senato.

Al Quirinale spiegano che il Presidente «non si sognerebbe mai di entrare con una spinta o una frenata in un provvedimento dibattuto in Parlamento». Mattarella si mantiene super partes rispetto alla questione che divide la politica, tra Pd, Leu e M5S che spingono per l'approvazione del ddl Zan senza modifiche sui punti controversi e il centrodestra, Lega, Forza Italia, Udc e Idea che hanno presentato una propria legge: «Disposizioni in materia di circostanze aggravanti nei casi di violenza commessa in ragione dell'origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, età e disabilità», tre articoli d'iniziativa dei senatori Licia Ronzulli, Matteo Salvini, Paola Binetti e Gaetano Quagliariello.

Impossibile sostenere che le dichiarazioni di Mattarella siano a favore della legge che porta il nome del dem Alessandro Zan e che il segretario del Pd, Enrico Letta, ha trasformato in una battaglia identitaria. La parola d'ordine è «approvare il testo così com'è», con le definizioni di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, poco chiare anche per molti senatori pd, e con il rischio di eccessiva discrezionalità da parte dei giudici, con le incertezze su libertà d'espressione, educazione, religione, temi tanto più insidiosi in una norma penale.

Lo stesso Letta, insieme a Laura Boldrini, Monica Cirinnà, ma anche Giuseppe Conte e Luigi Di Maio dei 5S, sostiene che il miglior modo per celebrare la Giornata sia approvare il testo così com'è. Dal Nazareno fanno sapere che «ogni operazione diversa, da qualunque parte arrivi, è un tentativo di sabotare l'impianto della legge, edulcorarla o non approvarla mai». Insomma, ritengono il ddl un atto di ostruzionismo.

Il no al dialogo colpisce l'udc Binetti (già esponente del Pd): «In questo momento vedo il rischio che discriminazione e violenza si ribaltino verso di noi, verso la metà del Paese che chiede modifiche al ddl». Salvini difende la legge del centrodestra che introduce subito «pene più severe per chi discrimina, insulta o aggredisce in base a sesso, etnia o religione» ma boccia «bavaglio e carcere per le idee» e «la teoria gender» nelle scuole. Così le azzurre Ronzulli e Mariastella Gelmini. Sono oltre 120 le richieste di audizione presentate dai partiti in commissione Giustizia: 70 sono della Lega, 30 di Forza Italia ma ce ne sono anche 10 da Iv, 9 dal Pd e 5 dal M5S. I dubbi non sono solo da una parte.

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