Ceuta sta esplodendo con migliaia di abitanti inferociti che vogliono cacciare i clandestini dando fuoco ai bivacchi sulla spiaggia e impendendo alla Croce rossa di distribuire i viveri agli irregolari. I migranti reagiscono al grido «Allah o akbar», 100 sono stati espulsi per atti di violenza e una dozzina ha teso un’imboscata a un mezzo militare ferendo quattro soldati.
Negli ultimi tre giorni la situazione è precipitata e ieri sera si temevano altri scontri in vista della manifestazione nazionale del 2 settembre di solidarietà a Ceuta. Il governo continua a sostenere che i migranti ancora in città e dintorni sono 5mila. Il deputato del Partito popolare, Javier Celaya, e altri membri dell’opposizione denunciano, che «i numeri veri sono ben più vicino a 20mila che ai 10mila». Solo sulla spiaggia contesa El Trampolin, alla fine della via Benitez, la Croce rossa distribuisce 9300 sacchetti di viveri al giorno. «Ceuta non si vende, Ceuta si difende» e «invasori, espulsioni» sono gli slogan della prima serata di rabbia, mercoledì, con la polizia in mezzo, che tenta di arginare la rabbia dei manifestanti. Il giorno dopo tornano a marciare verso El Trampolin un migliaio di cittadini. «Ceuta unida non sarà mai sconfitta» gridano per arrivare fino alla spiaggia. Qualche centinaio di migranti irregolari cerca di fare muro, dietro gli agenti delle forze dell’ordine. Nei video filmati dai marocchini si sente chiaramente il grido di battaglia musulmano «Allah o akbar» (Dio è grande) rivolto agli spagnoli scesi in piazza. Qualcuno agita delle aste di ferro e ad un certo punto, di fronte alle urla «fuori, fuori» degli abitanti della città, che sventolano bandiere spagnole, gli islamici rispondono ripetendo a gran voce la professione di fede musulmana. Ad un certo punto gli spagnoli riescono ad avanzare ed i marocchini sembrano dileguarsi, anche se almeno un migrante rimane ferito e viene portato via a braccia dagli altri. I manifestanti irrompono sulla spiaggia e danno fuoco ai bivacchi improvvisati dei migranti. Anche gli ombrelloni di paglia, usati come punto di raccolta, vengono bruciati. Più in là altri manifestati spagnoli improvvisano sit in, in mezzo alla strada per bloccare i mezzi della Croce rossa, che ogni giorno distribuiscono pasti ai migranti irregolari. La situazione è incandescente con tafferugli nei quartieri e invettive nei confronti dei clandestini. L’assemblea della città autonoma condanna «con assoluta fermezza qualsiasi tipo di violenza», ma ammette che la «situazione è al limite, sull’orlo del collasso».
Prima dell’alba di mercoledì una camionetta militare finisce in un’imboscata organizzata da una dozzina di migranti, che si erano riforniti appositamente di grosse pietre lanciate contro il parabrezza ed i finestrini. Quattro soldati all’interno sono rimasti feriti e hanno rischiato il linciaggio. Undici assalitori sono stati arrestati ed espulsi con il divieto di tornare in Spagna per cinque anni. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, rende noto che le espulsioni, per avere compiuto reati a Ceuta, sono già state un centinaio. E ben 17 le denunce per aggressioni sessuali.
Oggi salperanno circa 60 imbarcazioni verso la città come Armada de la Solidaridad con Ceuta. Ieri sera si temevano nuovi cortei e violenze con il calare del buio. L’apice è previsto mercoledì prossimo con la manifestazione nazionale di protesta, alla vigilia dell’infuocata presenza in parlamento del premier Pedro Sánchez, al grido di «Uniti per Ceuta, uniti per la Spagna».
