L'anno del segretario della Cgil comincia con un ennesimo sciopero, che tanto per cambiare cade di venerdì. E tutto il mese di gennaio vede un calendario di proteste fitto: sono previsti scioperi che coinvolgeranno principalmente il settore dei trasporti in varie città e regioni d'Italia dopo un anno che ha già contato 8 scioperi generali e in totale 536 scioperi effettivi, 44 al mese, un po' più di uno sciopero al giorno. Se da un lato, quindi, il sindacato riempie le piazze, sembra però che stia perdendo per strada una buona parte di iscritti. O, almeno, è quanto si evince vedendo le reazioni al lancio del nuovo tesseramento per il 2026: è boom di critiche e di disdette dopo che secondo diversi organi di stampa, solo negli ultimi mesi, oltre 45mila lavoratori si sono cancellati dalla Cgil. Diversi i commenti, per non dire centinaia, di chi oggi lamenta che lo storico sindacato italiano sia diventato oramai solo un epicentro per portare avanti politiche distanti anni luce dai bisogni dei lavoratori. Un'insoddisfazione che emerge anche dai pareri di chi ha fatto parte di quel sindacato e oggi non lo vede più come l'ente garante dei propri diritti. "Ho la tessera Cgil da quasi 35 anni. Dopo sei anni come autista di nettezza urbana, sono stato licenziato per fine contratto. Ho cambiato sindacato e trovato lavoro, ma anche lì le ore e i soldi in busta paga non erano congrui. Sono tornato alla Cgil e mi sono lamentato, ma ho ricevuto minacce di licenziamento dopo 23 anni di servizio. Pagato meno di un manovale, poi mi hanno tolto il tesseramento. Mi hanno chiamato in ufficio per sapere perché avevo annullato il tesseramento e gli ho detto che avevo chiesto delle cose che non sono state fatte", scrive un utente. C'è chi lamenta impreparazione: "Quando chiedete di essere contattati e risponderete al telefono, alle domande e darete informazioni precise per giustificare un altro rinnovo lo farò. Al momento per il reparto scuola è meglio mago Merlino, ne sa sicuramente di più". Chi, ancora, ha lasciato in massa: "Io tutta la mia famiglia e non solo abbiamo abbandonato quel tipo di sindacato, perché fa soltanto politica e scioperi x mettere in ginocchio l'Italia". Così come c'è chi si lamenta della leadership di Maurizio Landini: "Fin quando ci sarà lui non farò più la tessera" e "Voi sindacalisti siete sempre a chiedere soldi agli operai, poi fate scioperi politici che non servono a niente così gli fate perdere anche i soldi in busta, praticamente siete un debito continuo per i lavoratori. Fate ridere Landini per primo". Insomma, sembra che tra un corteo per la Flotilla e uno per il Venezuela di Maduro, qualcuno stia perdendo consensi per strada. A scaricarlo ci sarebbero anche diversi venezuelani iscritti alla Cgil, pronti a strappare la tessera dopo che il segretario è sceso in piazza a Roma affermando, in seguito all'arresto di Trump, che il presidente Maduro è stato "eletto democraticamente". Lo stesso Landini che sosteneva "noi siamo qui per difendere un'idea di mondo che non è quella che stanno costruendo Trump, Putin o Netanyahu". Certo non è la stessa idea di vita che ha chi quella repressione l'ha subita. E, infatti, durante la manifestazione non sono mancate le polemiche: al grido "Venezuela libero" alcuni venezuelani hanno esternato il loro disappunto rispetto a chi difendeva una dittatura: "Che ne sapete di cosa abbiamo passato. Adesso siamo felici e confidiamo che le cose migliorino".
A intervenire contro di lui ai microfoni dell'Adnkronos anche la modella Aida Yespica: "Rispetto le idee altrui ma non le condivido. Loro non hanno vissuto quello che abbiamo vissuto noi, io ho sofferto la fame, mio padre si toglieva il cibo di bocca per dare da mangiare a me. Mia sorella fu aggredita in strada con una pistola solo per rubarle il telefono. Questa gente dovrebbe mettersi nei nostri panni e capire quello che abbiamo dovuto soffrire noi venezuelani". Così come Paolo Mieli su Radio 24: "I riflessi italiani della vicenda Venezuela fanno ridere. Il protagonista è Landini che dice che Maduro è stato eletto regolarmente. Veramente alle ultime elezioni era stato eletto il suo avversario. I suoi sindacalisti vanno in giro e trovano i dissidenti venezuelani".
Se da un lato, quindi, gli esuli venezuelani gioiscono per le strade italiane, sembra che a "opporsi" alla mossa americana siano rimasti in pochi: la sinistra e Landini.
O forse, oramai, distinguerli è diventato quasi inutile, visto che il leader della Cgil si esprime sempre più come un politico progressista i cui temi in agenda spaziano dal referendum sulla giustizia, alla causa ProPal, fino a quella pro Maduro.