Prima la Cgil e poi il salario minimo boicottano il patto Bonomi-Draghi

M5s e Pd spingono per una base alla retribuzione oraria, che non è nell'agenda di governo. Giacomoni: "Aiuta il lavoro nero"

Prima la Cgil e poi il salario minimo boicottano il patto Bonomi-Draghi

Se a valle dell'assemblea della Confindustria si volevano misurare le reazioni alla proposta lanciata da Mario Draghi di un «patto per la crescita», il risultato è insufficiente, al confine con lo sconfortante. Sarà forse per la settimana elettorale o forse per non perdere l'occasione di marcare le differenze all'interno dell'esecutivo di unità nazionale, sta di fatto che di «pattisti» se ne stanno vedendo pochi. Alla prima occasione, destra e sinistra di governo si sono subito polarizzate tirandosi dietro le parti sociali. La strada l'ha aperta Landini, il segretario della Cgil a cui la sola parola patto fa venire l'orticaria, perché vissuta come un tentativo strisciante di ridurre i diritti dei lavoratori. E a poca distanza lo stesso Landini ha rilanciato, dichiarando che senza riforme di fisco e pensioni non c'è spazio per nulla.

L'effetto è stato quello di raccogliere il convinto appoggio del Movimento 5 Stelle, tramite le critiche di Giuseppe Conte a un dialogo Bonomi-Draghi che tagli fuori il ruolo dei sindacati. Le note posizioni del ministro del Lavoro Andrea Orlando completano il quadro del blocco Pd-M5S-Cgil.

Poi, a ruota, è arrivato il tema del salario minimo, al momento fuori dall'agenda di governo. La questione unisce sotto la stessa bandiera gli stessi protagonisti di cui sopra, compreso anche Leu. Dev'essere perché l'aggettivo minimo ha la capacità di unire la sinistra italiana. Sta di fatto che su un tema che non pare nemmeno tanto centrale e che non è neanche una priorità per Landini, si sono di nuovo compattate le posizioni di sinistra (poco importano i distinguo sindacali sull'importanza della contrattazione collettiva delle diverse categorie prima ancora della definizione di un minimo per il salario generale). Così per Conte «il salario minimo è un tema che assolutamente dobbiamo affrontare se vogliamo fare un patto sociale». Un problema da risolvere tutti insieme «anche con le forze sindacali».

Dall'altro fronte della maggioranza di governo non si è fatta attendere la reazione di Forza Italia. «L'idea di un salario minimo per legge a prima vista sembrerebbe cosa buona e giusta. Poi - ha fatto sapere Sestino Giacomoni, membro del Coordinamento di presidenza del partito azzurro - quando si ragiona sulle conseguenze inintenzionali che potrebbe comportare, anche in termini di limitazione della libertà individuale, tutto cambia. Il salario minimo farebbe, infatti, aumentare la disoccupazione e il lavoro nero. Lo Stato potrà pure fissare per legge una paga minima ma non potrà accompagnare questa misura obbligando il datore di lavoro a mantenere tutti i lavoratori che guadagnavano di meno rispetto alla soglia minima».

Di sicuro l'incontro di oggi tra governo e sindacati, è l'occasione ideale per capire se dietro alle posizioni ideologiche (o elettorali) esista o meno la possibilità di proseguire sulla strada del patto.

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