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Cina e Sudamerica, la geopolitica di Leone (e i cambi nella Curia)

Via al Concistoro e taglio col passato: incontro con il cardinale Zen, inviso a Pechino, e nuove norme

Cina e Sudamerica, la geopolitica di Leone (e i cambi nella Curia)
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La chiusura del Giubileo della speranza è stata simbolicamente una seconda fine del pontificato di Francesco. Forse non a caso Leone XIV ha scelto di convocare il suo primo Concistoro straordinario proprio nel giorno successivo. La giornata di ieri e quella conclusiva di oggi ripristinano la funzione consultiva del collegio cardinalizio, così come richiesto durante il conclave. Ma l'internazionalità del sacro collegio ha fatto sì che quest'occasione potesse dare alcune indicazioni sulla geopolitica di Leone XIV.

Nel giorno in cui a Roma sono arrivati centinaia di cardinali, il Papa statunitense ha scelto di ricevere privatamente il 93enne Joseph Zen. Il porporato cinese non è un nome qualsiasi, essendo un simbolo vivente della lotta per i diritti umani e della libertà religiosa ad Hong Kong. Per questo motivo le autorità lo avevano arrestato ormai novantenne con l'accusa di aver sostenuto i manifestanti pro-democrazia. Francesco, desideroso di portare avanti l'accordo sui vescovi con Pechino, ha sempre vissuto con fastidio l'attivismo di Zen contro il regime e nel 2020 rifiutò di riceverlo. Incontrandolo in una giornata piena di impegni e in cui ha dato udienza privata solo ad un altro vescovo, Leone XIV ha trasmesso a Pechino un messaggio ben diverso da quello dato dal suo predecessore sei anni fa. Una fonte informata riferisce a Il Giornale che il faccia a faccia, durato trenta minuti, è stato positivo. Il Papa ha ascoltato Zen molto attentamente e sinceramente. Sebbene non si sia espresso pubblicamente sull'accordo sino-vaticano, non sarebbe una sorpresa se lo statunitense Prevost si dimostrasse ben meno entusiasta del predecessore nei confronti di Pechino. I totalitarismi non piacciono al Papa che negli anni in Perù è stato figlio spirituale di padre John McKniff, missionario perseguitato dal regime di Fidel Castro a Cuba. E il Concistoro ha ricordato a Leone XIV quanto sia difficile la vita della Chiesa nei regimi d'oltreoceano. A Roma, infatti, non è atterrato il cardinale venezuelano Baltazar Enrique Porras che sconta ancora la ritorsione del regime. I maduristi al potere non gli hanno perdonato l'intervento troppo critico fatto lo scorso ottobre in un simposio alla Lateranense per due nuovi santi venezuelani e che loro avrebbero voluto strumentalizzare politicamente. Per punirlo gli è stato così ritirato il passaporto, impedendogli quindi di partecipare al Concistoro.

Quello iniziato ieri in Vaticano non è solo il primo Concistoro straordinario convocato da Prevost, ma anche il primo in assoluto a cui partecipa. I veterani, invece, sono gli ultimi cardinali di creazione ratzingeriana e wojtylana che hanno storto un po' il naso per le modalità di svolgimento dei lavori. La scelta dei piccoli gruppi è stata comunicata solo pochi giorni prima e non dall'ufficio del decano, ma dalla Segreteria di Stato.

Ieri, poi, la meditazione d'apertura è stata tenuta dal discusso cardinale Timothy Radcliffe, reduce da un'intervista pro-diaconato femminile. C'è da scommettere che i mal di pancia non finiranno qui, anche perché nei tempi previsti è improbabile che tutti i cardinali avranno l'opportunità di intervenire davanti al Papa come speravano.

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