Cinquanta giorni da film. Una cavalcata tormentone

Prima il "porca puttena", poi le Notti Magiche. Passando per inginocchiamenti, pizza e la grigliata scaramantica

Cinquanta giorni da film. Una cavalcata tormentone

Un'avventura di cinquanta giorni. Vissuta tra momenti esaltanti, gesti, parole e musica. E persino cibo. Agli albori di quest'avventura, nel preritiro sardo a Santa Margherita di Pula con le famiglie, c'è il tormentone «Zitti e buoni» dei Maneskin, che diventerà poi il pezzo principale della playlist dei giocatori durante le sedute giornaliere a Coverciano.

E nel primo trasferimento a Roma, Giancluca Vialli stava per essere dimenticato dal pullman in moto verso la stazione fiorentina. Da allora il caso (reale) è diventato un rito scaramantico. Nel brillante debutto con la Turchia, ecco il «porca puttena» di Banfiana memoria. «Avevo chiesto a Immobile di esultare con questa frase, ma non pensavo lo facesse davvero», così l'attore pugliese che ha appena compiuto 85 anni. Lino Banfi, alias Oronzo Canà tecnico della Longobarda nel film cult «L'allenatore nel pallone» aveva mandato un video a Chiellini alla vigilia della gara e Mancini ha chiesto di farlo vedere a tutti. Risultato? La frase catturata dalle telecamere di Immobile e Insigne dopo il gol dell'attaccante laziale e l'intervista semiseria del ct: «Il 5-5-5 modulo innovativo...».

Dalla frase slogan al ritorno alla musica. Dopo la Svizzera il gruppo canta a squarciagola il Notti Magiche, inno del Mondiale italiano del 1990 di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. La nostra nazionale lo intona nelle notti vissute sul prato dell'Olimpico, poi sul pullman dei trasferimenti e persino davanti all'hotel della Capitale che ospita gli azzurri. In Italia-Galles è il momento dell'inginocchiamento di sei azzurri prima della gara, in solidarietà con i calciatori gallesi strenui sostenitori del «Black Lives Matter». Se Mancini può far rifiatare i titolari con la qualificazione agli ottavi in testa, nello spogliatoio scoppia il caso. «Da questo momento, ci inginocchieremo tutti se lo faranno gli avversari», lo chiude capitan Chiellini. Sarà così col Belgio e l'Inghilterra.

E siamo alla fase da dentro o fuori. C'è l'Austria, gara sofferta e vinta ai supplementari. Gli eroi di Wembley sono Chiesa e Pessina, la sorpresa nello spogliatoio sono i tranci di pizza margherita concessi dal ferreo nutrizionista Matteo Pincella, una sorta di coach della tavola che nella dieta negherà agli azzurri mozzarella e pasta, se non con le verdure. Lo strappo alla regola arriverà puntuale nel giorno di riposo e dopo ogni vittoria: la consueta grigliata preparata dagli chef di Coverciano Flavio Pasini, Enzo Belladonna e Claudio Silvestri con la supervisione di Andrea Galardi, gestore della struttura del centro tecnico.

Sale il livello delle gare, ci tocca il Belgio. Arriva un'altra grande vittoria, ma la felicità di aver fermato Lukaku cozza con il silenzio dello spogliatoio che colpisce anche il presidente della Figc Gravina: l'infortunio di Leonardo Spinazzola finisce quella notte per un grave infortunio al tendine d'Achille. Un altro evento triste, addirittura luttuoso, accompagna invece l'Italia-Spagna della consacrazione azzurra: la morte dell'icona Raffaella Carrà. Che ha legato la sua vita ai due paesi, tanto che «A Far l'amore cominci tu» entra nella playlist del riscaldamento prepartita. E di conseguenza nei tormentoni azzurri.

Manca qualcosa? Sì, il rito scaramantico per eccellenza, giunto fino ai giorni della vigilia di Italia-Inghilterra: rovesciare un bicchiere di vino rosso quando si è finito di mangiare. Il motivo? Dopo Italia-Turchia il padre di Galardi, Paolo, lo aveva fatto cadere al tavolo di Mancini e da allora tutti si sono messi in fila per intingere il dito e bagnarsi nel vino. Perchè l'Europeo si gioca anche nei piccoli gesti e nei tormentoni da gruppo più che mai unito.

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