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Clima, previsioni e falsità: così il caldo ci dà alla testa

App, fenomeni con nomi violenti e il bisogno di sapere che tempo farà: le notizie strillate diventano un business

Clima, previsioni e falsità: così il caldo ci dà alla testa
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C'era una volta in Tv il colonnello Edmondo Bernacca, che con la bacchetta indicava sulla cartina d'Italia le zone più calde e quelle più fredde e spiegava con parole semplici cosa fossero le isobare e i millibar. Era una specie di Piero Angela del meteo, le signore se ne innamoravano e gli italiani hanno scoperto con lui le previsioni del tempo. Oggi Bernacca per forza lo ricordano solo i più anziani, così come sono un ricordo i suoi modi garbati e misurati: il meteo è diventato un campo di battaglia. Ci siamo abituati a termini guerreschi e infernali come bombe d'acqua, sciabolate di gelo, tornado, tsunami. E più il fenomeno è strillato, più abbocchiamo all'amo del grande business delle previsioni: in queste prime giornate di caldo, ditemi voi se non parlate solo di ondate di calore e di temperature eccezionali. Come quando ai bei tempi la Nazionale giocava ai Mondiali ed eravamo tutti allenatori, oggi siamo tutti un po' meteorologi.

Siamo ostaggio dei social e di certe app bestiali, costruite per alimentare paure e incertezze prontamente monetizzate. I titoli "sospesi" che ci attirano si sprecano: leggiamo Allarme meteo, l'Italia rischia grosso e subito clicchiamo, ansiosi di sapere cosa succede e dove e quando. Poco importa se in genere scopriamo un po' delusi che fa caldo perché è estate, ormai siamo dentro la pagina web, che guadagna dalle visite di ogni utente. Se ci mettete poi le fake news meteorologiche, ecco che il livello di allerta strapazza i più spaventati senza pietà: è stato scritto, ad esempio, che il caldo di questi giorni è il famigerato Super Niño, "evento eccezionalmente forte di calore estremo" che sta fustigando tutto il pianeta.

Non è vero: l'organizzazione meteorologica mondiale ha chiarito che, con una probabilità di circa il 60%, gli effetti intensi del Niño si vedranno nel 2027. La disinformazione, o meglio la cattiva informazione ha sempre arrecato più danni della grandine sul tettuccio delle automobili, questo va saputo.

I siti dedicati al meteo restano comunque quelli più visitati e le app sul tempo si moltiplicano come funghi: chi ha studiato il fenomeno (sociologico, non meteorologico) dice che in media dal cellulare apriamo le pagine meteo 5 volte al giorno, fino ad arrivare a 20 nei casi più disperati. Controlliamo compulsivamente, dalla mattina fino a notte, come se ogni volta che aggiorniamo la pagina ci potesse essere una novità.

Abbiamo sviluppato una chiara ossessione per le previsioni: e poiché non siamo tutti agricoltori, per i quali se fa caldo o molto caldo o troppo caldo fa la differenza, gli esperti hanno dovuto cercare una qualche spiegazione a questo spasmodico interesse. Vogliamo sentirci preparati in un mondo che ci fa paura, già troppo imprevedibile qual è, questa la risposta. Scrollando avidamente le pagine social, ci illudiamo in qualche modo di conoscere il futuro e di poterci attrezzare agli eventi avversi. Lo capisco perché l'ho fatto anch'io, per un bieco interesse pratico: prendere un volo per il mare senza incappare in un temporale.

Ho già una discreta paura di volare e farlo tra i fulmini proprio non me la sento: e così quella volta ho cambiato in un giorno quattro biglietti aerei.

Aver consultato con una buona dose d'ansia gli oracoli del bel tempo non mi è però servito: non pioveva, neanche una goccia, ma sono rimasta a terra lo stesso per un guasto tecnico.

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