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Coltellate da un passante. Torna l'incubo follia cieca

Un uomo di 55 anni colpito con oltre 20 fendenti in un bar a Milano. L'aggressore, figlio di gambiani, bloccato dai clienti e poi arrestato

Coltellate da un passante. Torna l'incubo follia cieca

Ieri, una mattina milanese di inizio luglio, di quelle in cui Milano sembra ancora sospesa tra sonno e veglia e l'afa non ha ancora cominciato a tormentare. In via Capecelatro angolo con via Paravia - zona San Siro, periferia ovest della città - Gerardo P., 55 anni, residente al Giambellino, chiacchiera tranquillamente con suo padre davanti ai tavolini del bar "La Giada". Un caffè, qualche parola, la vita di sempre. Poi, dal nulla, arriva un'ombra. Lamin Saidilly, 22 anni, nato a Conegliano Veneto da genitori gambiani, vestito completamente di nero, volto in parte coperto. All'inizio quasi nessuno si accorge di lui che cammina. Poi all'improvviso estrae un coltello dalla lama di 7 centimetri, si getta su Gerardo e lo colpisce. Venti fendenti alle spalle e all'addome. Nessuna lite, nessuna conoscenza, nessun motivo. Solo furia cieca.

Il padre di Gerardo si lancia per difenderlo. Due clienti egiziani, tra cui il muratore Sobhi Rezk Azzam, intervengono con coraggio: uno strappa il coltello, l'altro immobilizza l'aggressore a terra fino all'arrivo delle "Volanti" della questura. Gerardo viene trasportato in codice rosso al Niguarda. Polmone e fegato lesionati. La sua vita è appesa a un filo.

Non si può parlare di "caso isolato". Piuttosto dell'ultimo capitolo di una lunga, inquietante sequenza di violenze immotivate che attraversa Milano da anni. Il precedente più drammatico e emblematico resta quello di Adam Kabobo. Nel maggio 2013 il giovane ghanese, irregolare e con gravi disturbi mentali non curati, prese un piccone e si scatenò all'alba nelle strade del quartiere Niguarda. Tre innocenti uccisi, due feriti. Colpiva chiunque incontrasse, senza una parola. Milano rimase paralizzata dall'orrore.

Da allora il copione si è ripetuto con cadenza allarmante. Giovani, spesso di origine straniera o con storie di marginalità profonda, che all'improvviso estraggono lame e aggrediscono passanti scelti a caso. Negli ultimi mesi gli episodi si sono intensificati: nordafricani che accoltellano in gruppo in viale Camoens vicino a Parco Sempione; un 32enne ferito gravemente in viale Fulvio Testi da tre stranieri per un semplice borsello; turisti aggrediti alla gola sui treni regionali.

Ma è soprattutto lo scorso inverno, il 3 novembre 2025, che la città vive un vero e proprio shock. In piazza Gae Aulenti, il cuore moderno e luccicante di Porta Nuova, tra grattacieli, fontane e uffici, intorno alle 9 del mattino. Anna Laura Valsecchi, manager 43enne di Finlombarda, sta raggiungendo il suo ufficio con impermeabile e borsa del pc. Vincenzo Lanni, 59enne di Bergamo con precedenti psichiatrici e un episodio analogo nel 2015, la segue. Estrae un coltellaccio da cucina da una shopper e la colpisce violentemente alla schiena con un unico fendente dal basso verso l'alto. Tre secondi di violenza gratuita. La donna si volta, vede l'uomo allontanarsi a passo svelto dietro la Torre Unicredit. Lanni verrà arrestato dopo 11 ore in un hotel vicino alla stazione Centrale, grazie al riconoscimento della sorella gemella dalle immagini delle telecamere.

C'è un filo rosso che lega queste storie: l'assenza totale di movente razionale. Non una rapina finita male, non una lite degenerata. Solo un impulso improvviso, una lama che esce dal nulla e cerca carne. Spesso gli autori sono persone marginali, sradicate, con storie di disagio psichico non intercettato. Le forze dell'ordine e i medici del pronto soccorso conoscono questo copione a memoria. Ogni mese nuove segnalazioni di aggressioni "senza senso". Ferite multiple alla schiena, all'addome, lame corte o da cucina.

Vittime di ogni età, colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Saidilly è solo l'ultimo nome di una lista troppo lunga. Ogni volta la città si indigna, poi torna il silenzio. Fino al prossimo fendente.

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